zanardi
Bryn Lennon- foto Getty

E pensare che quella tappa Alex Zanardi non l’avrebbe dovuta neanche correre. Una notizia triste, quella resa nota da Piero Dainese, direttore sportivo di Obiettivo3, il progetto a sostegno dello sport paralimpico che insieme a Zanardi aveva organizzato l’ormai tragicamente nota staffetta.

Ai microfoni di Repubblica, Dainese ha spiegato: “Alex quella tappa non doveva neanche correrla, non era in programma. Ma si è lasciato coinvolgere dall’entusiasmo dei ragazzi. Ora, se esiste un Dio, che compia un altro miracolo per favore e lo aiuti subito. Per chi ci accusa, chi parla di gara, comunicazioni a sindaci, scorte o permessi mancanti, vorrei dire che non ha alcun senso metterci alla gogna: la nostra era solo una biciclettata da bar fra amici. Alex l’aveva voluta per far vedere all’Italia che si poteva ripartire dopo il Covid, magari anche dallo sport. Che se ce la fa un gruppo di persone senza gambe, possono farcela tutti. E così abbiamo pensato a una scampagnata a tappe, da nord a sud, dandoci il cambio in una cinquantina. Non avevamo il dovere di avvertire nessuno, era solo una passeggiata in bicicletta fra amici. Avevamo due soli regolamenti da rispettare, quello stradale e quello del Covid. Dunque per favore non parlate di scorte o permessi mancanti“.