Zanardi
Bryn Lennon/Getty Images

La prima domanda sorta nella mente di tutti dopo l’incidente che ha coinvolto Alex Zanardi non poteva che essere la seguente: ‘cosa ci faceva quel camion nel bel mezzo di una gara?‘.

Un quesito logico, ma la risposta va ricercata partendo innanzitutto dalla definizione, considerando come la manifestazione a cui partecipava il campione azzurro non può essere considerata una ‘gara’. A spiegarlo è Roberto Sgalla, esperto di sicurezza in bici e responsabile della Commissione Nazionale Direttori di Corsa e Sicurezza della Fci, intervenuto per chiarire alcuni punti della vicenda: “l’autorizzazione a sospendere la circolazione viene chiesta solo in occasione di grandi corse. Questo invece era un evento organizzato tra privati che si fa a strade aperte senza autorizzazioni: come se tra amici si decide di fare una pedalata, l’unico vincolo per i partecipanti è il rispetto del Codice della strada, dall’obbligo di tenere la destra a quello di non procedere accoppiati. Quello che ha indotto all’errore era la presenza di una pattuglia dei vigili, per un atto di cortesia, oltretutto fuori dal loro ambito territoriale“.

Il camion dunque aveva tutto il diritto di essere su quella strada, dal momento che la stessa nessuno avrebbe potuto chiuderla, se non in occasione di grandi corse. Fino al 31 luglio però nessun evento ciclistico può essere organizzato a causa dell’emergenza Coronavirus, ecco perché sarebbe stato impossibile vietare il transito a quel camion contro cui Alex Zanardi è andato poi a sbattere.