Novak Djokovic
Foto Getty / Tom Dulat

Novak Djokovic è finito nel bel mezzo di una tempesta mediatica dalla quale sarà difficile uscire. Il tennista serbo ha organizzato l’Adria Tour, torneo di beneficenza che comprendeva la presenza di diverse stelle del tennis. Il tutto senza la prestare attenzione alle norme sanitarie anti-Covid. Il risultato? Un vero e proprio focolaio che ha contagiato diversi tennisti (Dimitrov, Coric, Troicki) e membri dello staff presenti, nonchè lo stesso Djokovic e la moglie Jelena.

Novak Djokovic
Foto Getty / Srdjan Stevanovic

Le critiche che hanno accompagnato il torneo sono aumentate a dismisura alla notizia dei casi. Il direttore del torneo di Marsiglia Jean-Francois Caujolle ha affidato all’Equipe il suo durissimo giudizio: “mi ricorda la parabola della Torre di Babele, attraverso cui la gente voleva arrivare alla stessa altezza degli dei. Certe volte, si ha l’impressione che Djokovic pensi di essere al di sopra delle leggi della natura. Ha un lato slavo che sembra dire ‘io sono intoccabile e inaffondabile’. Potresti anche pensare di non aver bisogno di vaccinarti, ma quando metti in gioco la salute di altre persone, devi prenderti la responsabilità di ciò che rappresenti. Un anno e mezzo o due anni fa, ha chiesto all’ATP se potessero mettere a disposizione dei bus criogenici in ogni torneo per dare la possibilità ai giocatori di recuperare le energie! Ha un lato mistico che può risultare pericoloso. È quasi un guru. Impone agli altri una forma di pressione mentale. Stiamo parlando di un individuo che può essere dannoso per gli altri“.

Caujolle ha poi rifilato altre stoccate verso Djokovic, tirando in ballo Federer e Nadal: “il lato esteriore di Djokovic è levigato, mentre quello interiore è tormentato e controverso. Non è l’icona del tennis. Se lo avessero fatto Federer o Nadal, avrebbe avuto un impatto ancora maggiore. Il problema è che Federer o Nadal non lo avrebbero mai fatto. Per me non ci sarà nessuna conseguenza sulla ripresa del tour. L’ATP ha implementato un protocollo iper-drastico in stile americano. Sarà una buona lezione per tutti quanti. Spetta agli altri giocatori farsi sentire riguardo a questa situazione, devono mostrare personalità, non sono più dei bambini. Una vicenda del genere non può concludersi senza effetti. Vorrei che Tsonga, Monfils, Federer e Nadal esprimessero il loro punto di vista. Mi piacerebbe che si esponessero dicendo: ‘questo è troppo’“.