NBA – Horace Grant attacca: “il 90% di ‘The Last Dance’ sono cazzate. Il montaggio non fa vedere quando i compagni…”

Horace Grant si scaglia duramente contro ‘The Last Dance’ e la figura di Michael Jordan: secondo l’ex Bulls, editing e montaggio hanno fatto trasparire il rapporto fra MJ e i compagni differente da com’era realmente

Bugie, bugie e ancora bugie, se Jordan ha provato rancore nei miei confronti, possiamo risolvere la questione da uomini. Possiamo discuterne o trovare un altro modo per sistemare le cose. Ma ancora una volta, davanti a una telecamera ha iniziato a ripetere la bugia secondo cui io sono la fonte che ha spifferato le cose scritte nel libro“. Ad Horace Grant ‘The Last Dance’ non è piaciuto. L’ex cestista dei Bulls ha criticato duramente il documentario che racconta le vicende di Michael Jordan e la strepitosa legacy della squadra di Chicago, sottolineando come Jordan ce l’abbia con lui, in quanto lo ritenga (ingiustamente) la spia dietro al libro ‘The Jordan Rules’ pubblicato da Sam Smith.

Michael Jordan
Foto Getty / Jonathan Daniel

Grant spiega: “io e Sam siamo sempre stati grandi amici, lo siamo tutt’ora, ma la sacralità dello spogliatoio e dei suoi segreti non è mai stata messa in discussione. Sam è un grande giornalista investigativo, questa è la spiegazione. Ha sempre detto di aver avuto due fonti: perché MJ continua a puntare il dito soltanto contro di me? Il suo è soltanto rancore: te lo dico io, non ha altre ragioni se non quella. E penso che venga fuori durante il documentario. Se dici qualcosa fuori posto sul suo conto, vieni fatto fuori, farà di tutto per distruggere il tuo personaggio”.

Michael Jordan
Foto Getty / Brian Bahr

Grant sostiene inoltre, che editing e montaggio abbiano dato un’immagine di Michael Jordan differente da quella reale, specialmente per quanto riguarda il rapporto con i compagni di squadra. Tutte ‘bullshit’ insomma: “vorrei poter dire che è soltanto una questione di spettacolo, ma chi c’era ed è stato suo compagno di squadra, sa bene che il 90% di quei racconti non sono reali. Perché molto spesso a quello che Jordan diceva ai suoi compagni, seguiva una risposta altrettanto dura da parte di chi era con lui in spogliatoio. Ma l’editing e il montaggio del documentario hanno fatto passare un messaggio diverso, ammesso e non concesso che si possa definire documentario. Jordan sentiva di poter essere la personalità dominante anche con me, ma si sbagliava di grosso. Perché ogni volta che provava a fare il duro, io rispondevo. Quando sei il protagonista di un lavoro del genere e hai sempre l’ultima parola su ciò che andrà in onda e quello che verrà tagliato… beh, non è un documentario. È una storia creata ad arte per raccontare il tuo punto di vista. Ci sono stati una marea di fatti che sono stati tagliati, montati ad hoc. Le cose spesso sono andate in maniera profondamente diversa“.