Milan, Shevchenko ricorda la terribile finale di Istanbul: “ancora oggi non riesco a guardare la parata di Dudek”

L'ex attaccante del Milan ha parlato in diretta Instagram con Vieri, ammettendo di non riuscire tutt'oggi a guardare la finale di Istanbul del 2005

Sono trascorsi ormai 15 anni, ma Andriy Shevchenko non riesce ancora a scrollarsi di dosso la delusione patita nel 2005 a Istanbul, quando il suo Milan perse la finale di Champions contro il Liverpool dopo aver chiuso il primo tempo sul 3-0.

Shevchenko
Laurence Griffiths/Getty Images

Una serata tremenda per il popolo rossonero e per l’ucraino che, a distanza di tempo, non riesce ancora a rivedere la super parata che Dudek fece su di lui nei tempi supplementari. Sheva ne ha parlato in diretta Instagram con Vieri: “ancora in questo momento non riesco a guardare la parata che Dudek mi ha fatto nella finale di Istanbul del 2005. Un paio di mesi fa l’Uefa in un filmato celebrativo ha postato su Instagram la parata di Dudek, quando la vedo, cambio subito, butto il telefono. Mi dico: basta, basta. Non esiste comunque un vero campione che nella vita non abbia affrontato una vera delusione. Questo è il bello, nello sport e nella vita. Siamo forti, dobbiamo rialzarci e andare avanti. Per questo siamo vivi, certi tipi di sentimenti ci stanno nel corso di una intera carriera“.

Shevchenko
Srdjan Stevanovic/Getty Images

Sull’esperienza in Italia, Shevchenko ha ammesso: “c’erano almeno 6-7 squadre che potevano vincere il campionato, tutte forti. C’erano tanti campioni, tanti calciatori importanti. La Lazio era forte, poi c’erano Inter, Juve, Milan, la Roma che era una bella squadra, la Fiorentina che aveva Rui Costa e Batistuta. C’era Ronaldo il Fenomeno, giocatore pazzesco. Il 2004 è stato l’anno perfetto. Il Milan giocava un calcio incredibile, aveva tanti campioni ed era la società migliore del mondo. Poi quell’anno andò bene anche con l’Ucraina, eravamo primi nel girone di qualificazione per i Mondiali 2006 e ricordo una vittoria per 3-0 in Turchia dove segnai una doppietta”.