Hamilton e Lauda
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E’ già passato un anno da quando Niki Lauda non c’è più, un vuoto incolmabile per il motorsport e in particolare per la Mercedes, scuderia di cui l’austriaco è stato presidente non esecutivo fino alla sua morte.

Hamilton
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Carattere schivo ma molto duro quello dell’ex pilota austriaco, riuscito però a toccare il cuore di tutti coloro che ci hanno avuto a che fare. Compreso Lewis Hamilton, che lo ha ricordato così: “il più grosso riconoscimento che potessi ricevere da Niki era quando si toglieva il cappellino davanti a me dopo una gara. Era il suo modo per dire: ‘Bel lavoro’. Non gli venivano facili i complimenti, per cui quel gesto significava tanto. Uno dei ricordi più nitidi è legato alla prima conversazione che abbiamo avuto. Abbiamo cominciato a parlare durante il 2012 dell’ipotesi di passare alla Mercedes e un giorno, a casa, ho ricevuto la telefonata di Niki che mi chiedeva di unirmi al team. Fu molto bello ricevere la chiamata di un’icona come lui. Poi, di lì a poco, Ross Brawn in persona venne a casa di mia madre, sedendosi a parlare in cucina, una scena surreale per chi era cresciuto guardando la Formula 1 come me“.

Lewis Hamilton
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Hamilton poi ha ricordato un’altra scena molto importante per lui: “Niki venne nella mia stanza a Singapore e facemmo una bella chiacchierata. Credo che allora, per la prima volta, pensò: ‘Mio dio, è proprio come me, sotto molti aspetti. Abbiamo in comune molto più di quello che credessi’. Andò oltre le apparenze. Da allora abbiamo avuto uno splendido rapporto. Abbiamo viaggiato spesso insieme e sono andato a trascorrere del tempo da lui a Ibiza. Era divertente, simpatico, ottimista e sempre ricco di aneddoti da raccontare. Ridevamo tanto“.

Hamilton
Charles Coates/Getty Images

Infine, Hamilton ha concluso: “ho visto il film Rush e mi hanno colpito gli episodi di cameratismo con Hunt. Di certo, Niki era un pilota nato. Pensava sempre a come migliorare. Mi chiedeva spesso: ‘Lewis, che cosa ti serve per andare più forte?’. È stata la lezione più grande che mi abbia insegnato. Gli ho fatto visita in Svizzera, poco prima che morisse, e stava ancora pensando alle corse e a come tornare sui circuiti. Non se n’è mai staccato. Mi manca, lo porterò nel cuore per sempre“.