Gonzalo Higuain, la debolezza di un campione: la paura di uscire, il peso delle critiche e il conforto di mamma Nancy

Gonzalo Higuain a cuore aperto, le debolezze del 'Pipita': il peso delle critiche, la paura di uscire di casa e la voglia di lasciare il calcio. Mamma Nancy l'ultimo baluardo a cui aggrapparsi

Spesso ci si dimentica che un calciatore è pur sempre un uomo. Dietro il mondo dorato, le copertine e i milioni di stipendio, c’è un ragazzo che ha gli stessi dubbi e le stesse paure di un qualsiasi coetaneo. Se ovviamente l’aspetto economico potrebbe far sì che il gioco valga la candela, c’è sempre da considerare l’esposizione mediatica e sociale ad un giudizio di pubblico praticamente illimitato, pronto in identica misura ad osannare quanto a distruggere a seconda di un gol segnato o sbagliato.

Le critiche fanno manno male anche ai calciatori, Gonzalo Higuain ne è l’esempio. L’attaccante argentino ha raccontato a ‘Marca’ di essere arrivato al punto di non uscire più di casa “per paura di quello che potevano dirmi. […] Cosa vede la gente? Se segni in una porta, perché sei pagato per questo. E basta”. E chiariamolo subito, Higuain ha sempre segnato tanto in carriera, addirittura 36 gol in una sola stagione che non gli sono valsi nè uno scudetto nè un posto eterno a Napoli: “sempre mi sono affezionato alle tifoserie e alle città. Quando lasciai Madrid, il Bernabeu mi fece emozionare. Mi è successo anche a Napoli, sebbene la relazione con De Laurentiis fosse inesistente. Il suo modo di pensare non è il mio e fu proprio lui a portarmi alla scelta di andare alla Juve. Non volevo stare un minuto di più in una società dove c’era lui. Quando andai al Milan, invece, fu la Juve a darmi una ‘pedata’: arrivò Cristiano Ronaldo e mi dissero che volevano salire di livello, quindi mi mandarono via. Non lo chiesi di certo io di cambiare squadra”.

Via da Napoli, scaricato dalla Juventus, inadatto al Milan: un bomber incapace di legarsi ad una piazza, forte ma mai abbastanza decisivo; amato, ma mai alla follia. Per non parlare dell’Argentina, vero e proprio capitolo a parte. Tutti i calciatori che hanno vestito la maglia dell’Albiceleste nel post Maradona, sono stati ‘condannati’ a vincere e mai hanno ripercorso le orme di Diego. Nella finale dei Mondiali 2014, Higuain è andato vicino a vincere la prima Coppa del Mondo dal 1986 ad oggi, offrendo però una prestazione opaca che costò la sconfitta all’Argentina contro la Germania. Le critiche furono feroci: “non è facile sentir dire ‘questo ragazzo non ci serve, questo ragazzo è un fallito, non può giocare titolare in nazionale’. Sono frasi che feriscono. La verità è che non abbiamo raggiunto l’obiettivo, lo ammetto. Ma arrivare a disputare tre finali è un fallimento? Da bambino sognavo solo di giocare a calcio, altro che fallimento fare tre finali”.

‘El Pipita’, oppresso dal peso delle critiche, aveva pensato anche di smettere. Fu mamma Nancy, ferita dalle parole rivolte dai media al figlio, che lo spinse a non lasciarsi andare: “sì, sono stato al punto di dire basta, ma alla fine fu proprio mia mamma a farmi cambiare idea. Per lei avrei smesso, perché la amo più del calcio, ma mia madre mi disse che mai avrebbe accettato che io lasciassi il pallone per lei. […] Ho giocato nelle migliori leghe del mondo, nelle migliori squadre e con l’Argentina ho fatto tre Mondiali e Coppe Americhe. A 5 anni non mi immaginavo neanche di fare il 10% di quello che ho fatto. E allora dopo un po’ mi sono chiesto: ‘Perché preoccuparmi di quello che la gente mi può dire?’. Quando ho realizzato, sono tornato a uscire e vivere”.