tommasi
Gabriele Maltinti - foto Getty

Damiano Tommasi, presidente dell’Assocalciatori, è tornato a parlare della querelle stipendi che sta tenendo banco in questa fase della stagione condizionata dal Coronavirus. Tommasi ha parlato ai microfoni di Canale Italia, rivelando come si debba dare un’occhiata attenta alle serie minori e non solo ai milionari della Serie A: “ci sono due aspetti da tenere in considerazione: il livello delle retribuzioni, che non è certo quello che la gente immagina, perché sono retribuzioni normali per vivere, e la sopravvivenza dei club legate ad aziende di riferimento con proprietari che dovranno valutare se dedicarsi soltanto alle loro attività e non più al calcio. In questo momento è necessario ragionare a 360 gradi perché dobbiamo tutelare l’intero sistema calcio”.

Tommasi non intende più rischiare dal punto di vista della sicurezza sanitaria per quanto concerne i calciatori, un errore già fatto in passato: “La salute per noi rimane una priorità. Il rischio, non solo nel calcio ma anche in altri settori produttivi, è che si continuano ad accavallare troppo esigenze su salute e ripresa, fino ad arrivare a non capire se sia più grave l’emergenza sanitaria o quella economica. Nel calcio ripartire senza la necessaria sicurezza significherebbe rischiare nuovi contagi e bloccare nuovamente tutto. Serve totale sicurezza, che non deve riguardare solo gli atleti ma tutti quelli che si muove attorno ad una squadra di calcio perché tutto l’ambiente dovrà essere gestito allo stesso maniera”.

Ronaldo e Szczesny
Tullio M. Puglia/getty images

Infine la giusta arringa di Tommasi: “Da quando è nata l’AIC nel 1968, definita come il sindacato dei nababbi, il calciatore è visto come quello che guadagna troppo e quindi è un messaggio molto popolare. Il taglio degli stipendi, unito all’esigenza di gestire la crisi economica, diventa quindi un tema fin troppo facile condito da molta demagogia. È chiaro che i calciatori faranno la loro parte e dobbiamo capire cosa faranno gli altri, dalle Leghe alla FIGC, fino a UEFA e FIFA, perché abbiamo detto che non ci sono solo calciatori di fascia alta ma esistono anche i calciatori di Lega Pro, i dilettanti, il calcio femminile e si rischia che questa parte scompaia. Ora la parte del vertice deve pensare alla base della piramide”. Insomma, non sono tutti CR7 per intenderci.