antonio caliendo

Antonio Caliendo, storico e indimenticabile procuratore del mondo del calcio, in corsa e in lizza dal 1979, con un carnet personale di almeno 140 campioni diversi, le cose che pensa non le manda a dire. Anzi, oggi entra prepotentemente nella polemica sportiva in corso in Italia, sul futuro del calcio italiano, e sui tempi necessari perché il calcio ridiventi protagonista della nostra vita e delle nostre case, e lo fa alla sua maniera, ai massimi livelli calcistici, per “rompere” vecchi e nuovi equilibri che a suo parere tornerebbero poco utili al mondo dello sport e del calcio in particolare.

Vale la pena di ricordare che nel 1990, nella finale a Roma dei Campionati del mondo tra la Germania e la nazionale Argentina, 12 dei 22 giocatori in campo erano suoi “ragazzi”, e che tra i giocatori più famosi che ha assistito ci sono Aldair, Roberto Baggio, Carlos Dunga, Ramon Diaz, Daniel Passerella, Salvatore Schillaci, David Trezeguet, Maicon ed Ederson.

È bastato che le agenzie battessero le dichiarazioni di Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, l’Assocalciatori, per scatenare il vecchio cacciatore di balene così come a Montecarlo dove vive i suoi amici più cari lo chiamano: “Questi signori dell’AIC – dice- sono incapaci di qualsiasi iniziativa per produrre benessere per i calciatori. Sono straordinari a recarsi nei ritiri delle squadre per incassare le iscrizioni dai vari capitani. Passando da Modena a ritirare l’assegno annuo per la concessione dei diritti per la pubblicazione degli album “Panini “per proseguire su tutte le altre iniziative che già ai tempi di Campana erano attivate. Vedi assicurazioni!!! Oltre a minacciare scioperi cosa hanno prodotto questi signori a favore dei calciatori specialmente per quelli delle serie inferiori? Niente!!!”

Ma cosa aveva detto di tanto “irritante” e strano il presidente dell’Aic Damiano Tommasi.  In una intervista a Radio 1, all’interno del programma “Cento città”, il leader sindacale del mondo del calcio aveva tentato di spiegare la necessità di un rinvio delle partire di calcio e lo aveva fatto in questa maniera: “La voglia e la speranza è quella di poter tornare ad allenarsi e a giocare, si stanno cercando le modifiche regolamentari per poter andare oltre il 30 giugno con il campionato. Almeno per la serie A serviranno 45 giorni e le settimane di preparazione per poter concludere tutto. Se si ha questa prospettiva siamo contenti di ripartire. “Di sicuro il calendario è compresso per finire la stagione e per decretare i verdetti sul campo”. Damiano Tommasi, sempre in quella sede aveva tentato di spiegare che “Il tema economico per la nostra associazione è particolare. Come sindacato rappresentiamo tutti i calciatori. Più della metà dei giocatori di Lega Pro, senza dimenticare la serie D, con lo stipendio paga l’affitto o i mutui e mantiene la famiglia. Non sono le cifre che uno immagina. C’è poi una parte alta dei professionisti e lì il tema è la patrimonializzazione di gestione delle società di serie A. I giocatori sono già sulla lunghezza d’onda di capire come si possa sostenere il sistema e come andare incontro alle società, dipenderà molto dal fatto se si tornerà in campo o no. Vorrei precisare che la cassa integrazione su cui lavoriamo riguarda i giocatori con i redditi più bassi, con il minimo contrattuale”.

Ma Antonio Caliendo non concede sconti a nessuno e alla sua vecchia maniera, diretto e con i toni decisi sputa il rospo che ha dentro: “Conosco delle realtà nel calcio che mi hanno spinto a prendere delle iniziative per tutelare la vita dei calciatori nel dopo carriera. Cosa fa o sta facendo o cosa ha fatto l’AIC per tutelare i calciatori del calcio inferiore? Organizza un evento annuale a favore Di chi, non si sa. Certamente sono sempre in prima linea per proporsi per ruoli sempre più importanti nel calcio. Per fortuna c’è Gravina che ha preso il posto molto ambito da certi personaggi che non pensano altro alla propria carriera”.

Morale della favola? Forse ha ragione il vecchio storico procuratore Antonio Caliendo, anche i giocatori hanno necessità di una tutela concreta, di qualcuno che si occupi della loro vita futura, e forse l’ipotesi di tornare in campo al più presto possibile per far girare le ruote del calcio e di tutto ciò che ruota attorno al calcio potrebbe essere la soluzione ideale e migliore per evitare anche il crollo del pianeta sportivo.

“Se non andrà in questa direzione- sottolinea Antonio Caliendo- sarà davvero la fine per questo mio mondo, e sarebbe un peccato”. Vedremo nei prossimi giorni cosa succederà e semmai torneremo a bomba”.