valentino rossi
Mirco Lazzari gp/Getty Images

Valentino Rossi ha allietato il pomeriggio degli appassionati di MotoGp, chiusi in casa a causa del Coronavirus e dunque ancor più contenti di poter vedere in tv uno dei fenomeni dello sport mondiale. Vale è stato ospite di Skysport, in una lunga intervista che ha ripercorso ogni passaggio della sua splendida carriera.

L’inizio dell’intervista è stato ovviamente dedicato alla pandemia da Coronavirus: “Qui a Tavullia la situazione è difficile, purtroppo tante persone stanno male qui e anche a Pesaro. Dobbiamo tenere tutti duro, aspettando che passi questo momento. Noi facciamo il tifo per le persone di Bergamo e Brescia. Ho visto immagini bruttissime, sembra una zona di guerra. Ho tanti amici lì ed in questo momento sono io a fare il tifo per loro, mentre di solito sono loro che fanno il tifo per me“.

Rossi e Dovizioso
Robert Cianflone/Getty Images

L’annullamento dell’inizio di stagione in MotoGp a causa del Coronavirus, è arrivato come un fulmine a ciel sereno: “E’ stata dura, perché abbiamo capito che non avremmo corso proprio la domenica prima di partire. Questo ha scombussolato i miei piani, bisognerà capire quando riusciremo a correre. Le cose sembrano andare per le lunghe, hanno cancellato l’Europeo di Calcio. Riguardo la mia scelta, io speravo di poter decidere se continuare dopo la prima parte della stagione, ma adesso slitta tutto. Vorrei qualche gara per capire quanto posso essere competitivo, quello sarebbe importante. Cosa faccio durante la quarantena? Qui a casa ho una palestra, mi sto allenando e cerco di tenermi in forma. Passo molto tempo in modo ludico! Guardo tanti film e serie TV con Francesca. Poi giochiamo molto ai simulatori, tipo GT. Gioco anche contro Sankio, che nel 2019 ha vinto il titolo di campione. Si è anche fatto una maglietta autocelebrativa!“.

Successivamente Valentino ha parlato del suo esordio, oramai lontano ben 20 anni: “Me lo ricordo benissimo, la 500 era la moto più iconica e desiderata dai motociclisti. La prima volta che l’ho provata a Jerez nel novembre del 1999, arrivarono Burgess e Bernard, vestiti normali. Anche con dei maglioni piuttosto brutti, tipo rombi. Con dei jeans attillati a vita alta, e la moto era in un furgone noleggiato della Europcar, una situazione tragicomica. La moto la provai il giorno dopo e fu un’emozione incredibile. Avevo firmato con la Honda HRC e mi aspettavo un debutto alla grande, assembramento di uomini e mezzi. Invece arrivarono questi due e all’inizio non fu una bellissima sensazione. Ili primo giorno feci fatica, la moto andava veramente forte. Poi dal secondo giorni ero stato veloce, feci dei bei tempi. La NSR era una moto velocissima, ma anche facile da guidare. Io sono stato fortunato, ho guidato la 500 e la MotoGP. Devo dire che mi ha impressionato molto di più la NSR piuttosto che la prima volta che provai la RCV 211. La provai il giorno dopo aver vinto la 8 Ore di Suzuka la prima MotoGP della Honda e non andava così forte. Io ero anche preoccupato, all’inizio la RCV non andava forte e pensavo che la 500 potesse andare molto più forte. Invece mi sbagliavo! L’avversario che avrei voluto affrontare? Mi sarebbe piaciuta una gara con Kevin Schwantz, il mio pilota preferito quand’ero ragazzo“.

Per il proseguo della stagione, anche il Dottore ha i suoi dubbi: “l’importante sarebbe fare più gare possibile, ma non per forza 20“. Questa ipotesi aprirebbe però un contenzioso: quali sì e quali no? Non sarebbe semplice… La chiosa ironica di Valentino Rossi è stata a seguito della domanda: cosa avresti fatto nel caso in cui non fossi diventato un pilota? Esilarante la replica del Dottore: “Se non avessi fato il pilota? Avrei fato qualche sport in modo agonistico. Insomma, avrei comunque fatto in modo di non lavorare! Sto lavorando per creare una sorta di museo con tutti i miei cimeli, un luogo di pellegrinaggio per i miei tifosi“.