Jannik Sinner
Foto Getty / Hannah Peters

Allenamenti, relax e tanta voglia di tornare in campo per lasciarsi alle spalle questo periodo complicato.

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(Photo by Julian Finney/Getty Images)

Jannik Sinner è intervenuto oggi a Casa Sky Sport per raccontare la sua quarantena, rivelando anche uno dei suoi sogni: “sarà molto emozionante la mia prima volta sul centrale di Wimbledon perché lì si sente molto di più la storia del tennis. Se dovessi scegliere un giocatore da affrontare sceglierei Federer, perché è il migliore che puoi incontrare sull’erba e se lo batti puoi vincere il torneo. La finale dello Slam che mi piacerebbe giocare è quella degli US Open perché finora, tra tutti gli slam che ho giocato, tranne il Roland Garros, ha il campo che mi piace di più. Sull’erba devo ancora capire bene come giocare, mentre in Australia ho giocato in condizioni strane, c’era tanto vento, però potrebbe piacermi. L’avversario della finale? Va bene tutto“.

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Hannah Peters- foto Getty

Il tennista italiano ha raccontato poi gli inizi della sua carriera: “a 10 anni non giocavo neanche a tennis. Quando avevo 16-17 anni e ho vinto la prima partita nell’Atf e il turno dopo ho giocato molto bene la mia mentalità è cambiata un po’. Poi da quando ho vinto a Bergamo, ero intorno alla 300ª posizione mi pare, ho capito che il mio poteva essere un buon livello. A Bergamo ho giocato molto bene, la mia prima vittoria in un Challenger e lì mi sono sbloccato. Ho vinto tre tornei di fila, ho continuato a lavorare e i risultati sono arrivati. Quando ho vinto contro Monfils ad Anversa ho capito che posso giocarmela con i top 20. Quest’anno non avevo iniziato bene, ma quando ho battuto Goffin a Rotterdam ho avuto la consapevolezza che potevo arrivare in fondo a un torneo importante“.

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(Photo by Cameron Spencer/Getty Images)

Sinner poi ha proseguito: “il ko che mi ha dato molto fastidio è stato a Marbella, il 1° turno contro Alcaraz, un 2003 fortissimo secondo me. Ero arrivato la sera prima, non mi ero allenato perché avevo appena vinto un torneo. Ero avanti 3-0 e ho perso 6-3. Quella sfida mi ha insegnato tanto sotto tanti punti di vista, su come gestire un match ad esempio. Il torneo dopo l’ho giocato a Barletta, contro Moroni, ero sotto 6-0 e 1-0 quindi ho perso 13 game di fila, poi ho vinto, ma non è quello l’importante. Il mio problema più grande è quello di aver fretta di arrivare. Per questo mi serve l’allenatore giusto che ha esperienza“.

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