Jannik Sinner
Foto Getty / Hannah Peters

Sono passati appena tredici mesi da quando ha conquistato il suo primo titolo challenger, a Bergamo, ma Jannik Sinner è già diventata una delle stelle emergenti del circuito. E’ stata davvero vertiginosa l’ascesa del ragazzo di Sesto Pusteria, capace di trionfare alle Next Gen ATP Finals di Milano lo scorso novembre dopo aver fatto centro anche al challenger di Lexington in agosto, per calare poi il tris vincente ad Ortisei chiudendo al numero 78 della classifica mondiale una stagione aperta al numero 551 del ranking. Un exploit che lo ha reso il più giovane giocatore nella Top 80 di fine anno da quando il diciassettenne Rafael Nadal nel 2003 terminò al numero 47 Atp. E allora, non a caso, anche l’ATP dedica un lungo articolo sul suo sito web ufficiale al giovane altoatesino, nelle notizie di apertura.

Dopo il successo su Alex De Minaur nella finale di Milano ero felice ed emozionato per aver resistito sotto pressione, davanti al pubblico di casa, però al contempo ho capito che volevo provare quella speciale sensazione sempre di più“, le parole di Jannik ricordando l’impresa nell’evento riservato ai migliori under 21 del tour, arrivata appena ventiquattro ore dopo il 61esimo compleanno di Riccardo Piatti, il suo coach (“per me è come un padre, sono andato da lui quando avevo solo 13 anni e mezzo”, ammette Sinner).

Non ho mai dubitato di essere un buon giocatore di tennis, dato che sono un gran lavoratore, ma da ragazzino ero più magro e più piccolo di adesso – ricorda il talento azzurro, inizialmente a Bordighera ospitato a casa dell’allenatore Luka Cvjetkovic, che aveva due figli della stessa età – Ero veloce e scendevo a rete, ma avevo bisogno di fiducia per trovare il mio livello. Nel tennis puoi vincere partite o un torneo e puoi anche perdere tre o quattro primi turni di fila, quindi la decisione di giocare a livelli più alti della mia età è stata una grande decisione. Ho sicuramente preso la strada più difficile, ma mi ha aiutato a costruire l’aspettativa e la pressione che ho messo su me stesso. Senti di dover vincere quella partita o quel punto esatto e finisci per esagerare, ma devi comprendere l’esito ed è un processo di apprendimento ogni giorno“.

Sinner
Cameron Spencer – foto Getty

Un percorso di crescita e maturazione pressoché costante, che nasceva dal desiderio interiore del giovane Sinner. “Ero sempre alla ricerca di un livello superiore, chiedendomi se fossi abbastanza bravo da battere i ragazzi a diversi livelli: prima nei Futures ITF, poi nei Challenger e, recentemente, nel circuito ATP – conferma Jannik – Alle Next Gen Finals ero in buona forma e mi sentivo bene sul campo, ma più della fiducia è stato determinante l’eseguire il mio piano di gioco: quello che volevo fare io, piuttosto che fossero gli altri a dettarlo. Il pubblico può darti energia, aspetto molto importante per un giocatore, per cui occorre gestirla rimanendo calmi e cercando di non essere nervosi. Vincere il titolo a Bergamo nel febbraio del 2019, dopo la distorsione alla caviglia dell’anno precedente, è stato sicuramente un fattore di svolta per migliorare ulteriormente, e dopo aver battuto Gael Monfils ad Anversa in ottobre ho capito fin dove potevo spingermi“.

Ora che inizia a calcare i palcoscenici più prestigiosi del tour il 18enne altoatesino sta imparando quanto sia complicato misurarsi con i big, ricchi di esperienza. “L’obiettivo è la continuità delle prestazioni, l’applicazione quotidiana e il miglioramento di ogni colpo, perché nei match un avversario di questo livello non ti permetterà di giocare sempre il tuo colpo migliore e non puoi giocare alla stessa velocità. Piatti sa che sono attento e pretendo molto da me stesso, ma lavoro sodo. Chiede pazienza – conclude Sinner – quindi devo essere paziente“.