Coronavirus
Foto Getty / Emanuele Cremaschi

Oltre 86.000 contagi, più di 9000 morti, quasi 11.000 pazienti ricoverati. I numeri dell’emergenza Coronavirus in Italia sono a dir poco drammatici. Tanti hanno perso un amico, un parente, un genitore e non possono nemmeno salutarlo per l’ultima volta: anche cimiteri e forni crematori, ‘ultime fermate’ fra il mondo terreno e la vita dopo la morte, sono al collasso. A Brembate, vicino Bergamo, nell’epicentro del dramma, si svolge la commovente storia di un ragazzo che, come tanti, ha perso la madre, malata di Coronavirus.

La vicenda si apprende dalla penna di Selvaggia Lucarelli che ha dato voce su ‘TPI’ al dramma di Nicola, il cui ultimo ricordo della madre è legato ad alcuni messaggi WhatsApp inviati alla sorella. Visto l’aggravarsi di alcuni sintomi (febbre e dolori muscolari), la signora Annalisa, 75 anni, era stata ricoverata per quella che sembrava, a detta dei medici, una semplice influenza. Dopo aver appreso l’esito del tampone, che ne dimostrava la positività al Coronavirus, la donna continuava a sembrare in buona salute. Qualche giorno dopo però, le sue condizioni si sono aggravate di colpo.

Poi la straziante conversazione con la figlia, l’ultimo saluto attraverso WhatsApp: “sto morendo”. “Che dici? Perchè?”. “Non respiro più ha detto medico ciao”. “Non mollare, ti voglio bene, fallo per me”. “Ma ormai non dipende più da me mi hanno dato la morfina”.

 

Selvaggia Lucarelli