letizia paternoster

Il Coronavirus ha mandato in allarme il mondo intero, costringendo le popolazioni a rinchiudersi in casa per provare a limitare il contagio. Anche gli sportivi, gli atleti professionisti, si sono dovuti arrendere al Covid-19, rimanendo chiusi tra le mura di casa, cercando ad ingegnarsi per allenarsi in salotto o in camera da letto per non perdere lo stato di forma ottenuto finora.

letizia paternosterTra questi c’è anche Letizia Paternoster, reduce da due medaglie ai Mondiali su pista di Berlino: “oggi (ieri, ndr), ho fatto un’uscita in bici lunga e mi hanno fermato tre volte. Nel primo caso mi hanno riconosciuto, poi ho perso del tempo. E essere interrotti anche per quasi mezz’ora, specie quando si fanno lavori specifici o sforzi decisi, non è piacevole. Però sono controlli necessari e ho in grande considerazione il lavoro di chi li fa. Ugualmente voglio che ci sia, da parte di tutti, lo stesso rispetto per i ciclisti di professione che purtroppo non sempre esiste. Noi dobbiamo allenarci“, ha raccontato l’azzurra alla ‘rosea’.

La campionessa però si allena anche in casa: “in una stanza ho una piccola palestra ben attrezzata. Pressa, i cubi per i balzi, la cyclette, il bilanciere, la presa per fare le trazioni“.

letizia paternosterL’ansia c’è. Soprattutto per i familiari, e per chi è più avanti negli anni. Mi dà molto fastidio quando sento considerare le morti delle persone anziane quasi come inevitabili, o meno gravi. Senza di loro noi che cosa saremmo? Io avevo perso mia nonna a cui ero legatissima e so quale dolore sia. E poi, di chi è più debole dobbiamo occuparci con una attenzione ancora maggiore“, ha aggiunto Letizia, che quando non si allena si dedica alla cucina e allo studio, dopo aver deciso di iscriversi all’Università.

Nonostante la preoccupazione l’azzurra riesce comunque ad essere ottimista e a vedere un futuro roseo, nel quale si potrebbero anche disputare le Olimpiadi di Tokyo: “io sono super-ottimista e lo sono di più perché mi sento fortunata ad essere italiana. Questo orgoglio, questo senso di appartenenza, me li hanno trasmessi i genitori fin da piccola. E io penso alle tante persone che lavorano nella nostra sanità che mettono a rischio la propria vita per salvare gli altri. Sono eroi. Olimpiadi? Io devo farmi trovare pronta a Tokyo. Anzi, io sarò pronta. Magari si riusciranno a fare i Giochi nella data stabilita, o magari un po’ più avanti. Ma si faranno. Perché da questa emergenza ne usciremo. Più forti. Più consapevoli“.