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Buda Mendes - foto Getty

Il Coronavirus ha bloccato il mondo dello sport (e non solo) da diverse settimane e lo farà ancora a lungo, l’emergenza sanitaria è tutt’altro che terminata. Il tennis resterà fermo per molto tempo, con conseguenti danni economici che colpiranno sì tornei e federazioni, ma anche i tennisti. Non si deve infatti pensare al mondo del tennis soltanto come quello roseo e florido economicamente dei primi 100 del ranking ATP. Insomma, non sono tutti Federer, Nadal e Djokovic, sia tecnicamente che economicamente s’intende.

C’è infatti un’altra parte del professionismo, quella meno nota, che in questo momento arranca senza la possibilità di disputare tornei e dunque attingere ai prize money. Sopratutto in occasione degli Slam, i “non big” possono tentare l’ingresso in tabellone per svoltare la propria stagione, incassando circa 50mila euro anche perdendo all’esordio. Quest’anno tutto ciò potrebbe non accadere, avendo delle ripercussioni notevoli. Proprio a tal proposito, da più parti arriva la proposta di una sorta di cassa integrazione per i tennisti, che dovrebbe arrivare dai fondi pensionistici e potrebbe dipendere dalla durata dello stop a causa del Coronavirus. Per adesso si tratta solo di voci ed ipotesi, ma in seno all’ATP si sta discutendo di tale misura.