coronavirus
(Photo by Emanuele Cremaschi/Getty Images)

Il mondo del tennis si adatta alle norme stringenti in un periodo d’emergenza sanitaria mondiale a causa del Coronavirus. Come noto è stato cancellato il torneo di Indian Wells, Master 1000 che sarebbe dovuto andare in scena durante questa settimana. Da più parti si stanno cercando soluzioni utili a poter andare avanti con i tornei in questo momento complicato, a partire dal Miami Open che si dovrebbe giocare a fine mese.

Diego Nargiso, parlando al sito ufficiale della FIT, ha detto la sua in merito alle decisioni sinora prese ed alle possibili metodologie da adottare per le prossime settimane. “Non avevo mai vissuto un clima così particolare per una sfida di Coppa Davis. Ricordo che nel 1988 ai giochi olimpici di Seoul giocammo in un ambiente blindato ma in quel caso le motivazioni erano di natura politica, erano legate infatti alla tensione tra le due Coree e stiamo parlando di una sfida che si giocò comunque con il pubblico. A Cagliari invece ho percepito gli incontri come se fossero sessioni importanti di allenamento, a tratti sembrava di essere a commentare quei match che vengono giocati in orari assurdi in alcuni tornei davanti a pochissimi spettatori.  Personalmente poi all’interno del circolo e dell’impianto mi sono mosso cercando di concentrami sulle nuove disposizioni da rispettare come la distanza interpersonale. Annullare Indian Wells? E’ stata una decisione giustissima. In questo momento penso ci si debba fermare. La salute delle persone viene prima di tutto, anche del nostro meraviglioso sport. Tutti coloro che scendo in campo ma anche gli accompagnatori, i coach, i fisioterapisti, i preparatori non possono prendersi dei rischi. Il tennis professionistico in questo senso amplifica il rischio di contagio visto che ogni settimana i protagonisti del circuito prendono aerei per volare da una parte all’altra del mondo e cambiano alberghi di continuo. Ci sono momenti in cui occorre fermarsi davanti a cose più grandi di noi”.

Cosa fare da adesso in poi? “Per evitare rischi di contagio sarei favorevole ad una sorta di quarantena per giocatori, per i membri dei vari team, per gli organizzatori, per tutti coloro che viaggiano nel circuito, in modo da controllarli e tornare a giocare eventualmente solo in quei posti in cui non sono stati riscontrati casi di persone positive al coronavirus. E per tutto il periodo di emergenza giocherei a porte chiuse se non si vuole sospendere il tour. Non so se sia la scelta giusta, io sarei per un Masters 1000 di Montecarlo a porte chiuse con l’accesso consentito solo a giocatori, allenatori, fisioterapisti e organizzatori precedentemente controllati magari anche attraverso il tampone o gli esami del caso. A quel punto blinderei il torneo dove nessuno entra e nessuno esce. Le mie sono soltanto delle proposte ma penso che se decideranno di giocare il torneo di Miami credo che avremo prima o poi anche nel circuito il primo caso di positività al Covid 19 e a quel punto il tour si fermerà per davvero. Non escludo che già in Florida si possa giocare a porte chiuse anche se c’è sempre da considerare la gestione complicata degli sponsor che investono sui tornei”.

Indian Wells
Al Bello/Getty Images

Infine Nargiso si è espresso sull’ipotesi di congelare i punti di Indian Wells 2019: “Sono contrario all’idea di “congelare” i punti di Indian Wells. A mio avviso se si giocherà regolarmente a Miami, sarebbe opportuno far scadere i punti di Indian Wells in Florida e quelli di Miami a Montecarlo e così via e poi nelle settimane di off season far scadere quelli dell’ultimo evento stagionale. Credo che congelare i punti o toglierli sarebbe comunque sbagliato in entrambi i casi, è il campo a dover decidere l’assegnazione.
In questo senso un’altra opzione sarebbe quella di recuperare Indian Wells in un altro periodo dell’anno o trasferire i punti del torneo californiano su un altro torneo di un’altra categoria, ad esempio un torneo 500 che in via del tutto eccezionale assegna i punti di un 1000″.