Reina
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La solitudine non è di certo la benvenuta a casa Reina, abitata da ben nove persone che, in questo difficile periodo, si fanno forza a vicenda. L’ex portiere di Napoli e Milan vive con la moglie, cinque figli e due suoceri: presenze costanti venute a mancare in uno dei momenti più difficili della propria vita.

Reina
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A raccontarlo è lo spagnolo ai microfoni del Corriere dello Sport: “la compagnia non mi manca in casa, siamo io, mia moglie Yolanda, cinque figli e i due suoceri. La casa è grande e la solitudine non vi ha accesso. Però isolato lo sono stato dopo aver accusato i primi sintomi del virus. Febbre, tosse secca, un mal di testa che non mi abbandonava mai, quel senso di spossatezza. L’unico spavento quando per venticinque minuti mi è mancato l’ossigeno, come se la gola si fosse improvvisamente ristretta e l’aria non riuscisse a passare. I primi sei, otto giorni li ho trascorsi chiuso in una stanza“.

Sarri
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Reina poi ha raccontato la verità sul primo addio al Napoli: “avrebbero dovuto riscattarmi dal Liverpool, non si trovarono i numeri e quindi dovetti cercare un’altra squadra. Fu il presidente a riprendermi. Che squadra quella di Sarri. Lo spirito con cui ci allenavamo e giocavamo, e la qualità del gioco di quel Napoli. Non vedremo mai più una squadra muoversi in quel modo. Sarri riuscì a portarci al di sopra di limiti e potenzialità. In quegli anni avete visto il miglior Koulibaly, il miglior Mertens, un Allan strepitoso, Albiol una guida formidabile, il contributo prezioso di Callejòn e Insigne. A un certo punto della seconda stagione sembrava che giocassimo a memoria. Non c’erano primedonne, ma grande disponibilità, e umiltà, il nostro leader era il gioco che ci aveva insegnato lui“.