Alberto Zaccheroni
Koki Nagahama/Getty Images

Una pandemia globale che, per certi versi, ricorda ad Alberto Zaccheroni il terremoto in Giappone del 2011. Attimi drammatici con gente chiusa in casa e timorosa di uscire, per non ritrovarsi nel bel mezzo di un disastro.

Alberto Zaccheroni
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La situazione adesso è diversa, ma l’ex allenatore del Milan ha trovato delle analogie nel corso della sua intervista alla Gazzetta dello Sport: “questo dramma del Coronavirus spesso mi fa ripensare e per certi rivivere il terremoto in Giappone nel 2011, con conseguente esplosione nucleare. E’ durato più di due minuti, una vita. Io ero lì, tappato in casa. Guardavo fuori dalla finestra e c’era il deserto. La gente è stata chiusa in metro per ore. Momenti, e giorni terribili. Pian piano si è tornati alla normalità, invece questa situazione tragica e surreale sembra non aver fine. Sto ricevendo tante chiamate messaggi di solidarietà dai Paesi dove ho allenato: Cina, Giappone, Emirati. Fa piacere come io sia rimasto nei loro pensieri. Questa è una situazione davvero drammatica, ne usciremo insieme“.

dybala
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Il calcio andava fermato prima, Zaccheroni adesso ne è convinto: “col senno di poi, sì. Almeno si doveva avere la determinazione di fermarsi già la domenica dalla partita Parma-Brescia sospesa e poi ripartita, era l’occasione. Un turno in meno di abbracci e contatti tra giocatori chiaramente da evitare. Questa stagione non so come faremo. Soprattutto per le coppe: sarà difficile superare i confini, per la paura reciproca di ri-contagio. In campionato se ci sono i tempi ok, e solo si è più che sicuri che non c’è più pericolo. Ma i play off no. I risultati finali con dei play off non pianificati in partenza sarebbero ancora più falsati. A proposito, mi fa piacere che il presidente Abe abbia detto no alle Olimpiadi. Giusto così: deve essere una festa globale, devono partecipare tutti i Paesi. Sarà la rinascita della Sport“.

Maldini e Boban e Massara
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Il discorso poi si sposta sul Milan, ex squadra di Zac: “non conosco tutti i dettagli, ma è chiaro che se ci sono state manovre a insaputa di Boban dal punto di vista tecnico, non va bene. Una sorta di compromesso è inevitabile, nei rapporti, ma l’ingerenza no. Toccava a Boban e a lui la responsabilità tecnica e qualcuno della dirigenza si è mosso senza avvertirli. Fortemente scorretto. Nel decalogo che affiggevo negli spogliatoi la prima regola era: rispetto dei ruoli. Non mi sono mai permesso, per dire, di far giocare qualcuno senza l’ok dei dottori, anche se la pensavo diversamente. Ora sta a Maldini decidere se restare per il bene del Milan. Dipenderà credo da quali poteri vuole e quali gli concederanno“.

Paolo Maldini
Valerio Pennicino/Getty Images

Zaccheroni ha individuato in Maldini l’uomo da cui ripartire: “questo Milan è in costruzione. Per raccogliere devi seminare. E in questo momento Paolo Maldini è troppo importante per il Milan. Lui conosce la storia del club, ne incarna l’animo, sa come raggiungere i risultati. Ha carisma, intelligenza e buon senso, ha questa grande capacità di mantenere sempre l’equilibrio. Se si vuole fare tornare il Milan alla sua grandezza in tempi brevi o medi, lui è indispensabile. Trovare gente come lui, Costacurta e Albertini al Milan è stata la mia fortuna. Determinanti per far rialzare il Milan. Quando mi si aprì lo spiraglio della Nazionale, il primo uomo che avrei chiamato sarebbe stato Paolo“.