Coronavirus
Foto Getty / Mario Tama

Il Coronavirus inizia a fare paura anche negli USA. Gli oltre 1000 contagi, sparsi in tutto il territorio statunitense, hanno fatto alzare il livello d’allarme sul Covid-19 che, fin qui, aveva interessato fortemente Asia ed Europa. L’NBA, come già accaduto per altre leghe sportive di tutto il mondo, ha iniziato a prendere i primi provvedimenti: niente autografi e selfie con i fan, conferenze stampa aperte a pochi giornalisti (che non potranno entrare negli spogliatoi) e una distanza di 180 cm da mantenere fra giocatori e media.

Misure che tuttavia potrebbero non bastare. Nelle prossime ore è infatti prevista una serie di Conference Call fra il Commissioner NBA Adam Silver e i proprietari delle 30 franchigie per valutare delle misure di prevenzione più drastiche. Possibile l’eventualità di giocare a porte chiuse, meno probabile quella di giocare in campo neutro in città non a rischio, visto che con il passare dei giorni, aumentano anche i casi di contagio in tutti gli USA. Giocare a porte chiuse rischierebbe di generare un danno economico non indifferente per le franchigie (gli Warriors, ad esempio, guadagnano circa 4 milioni a partita), ma sarebbe l’unica soluzione che permetta di non fermare il campionato.