Shevchenko
Laurence Griffiths/Getty Images

Il Coronavirus ha messo in ginocchio il pianeta intero, compreso lo sport, obbligando tutti a fermarsi e a chiudersi in casa per evitare il contagio.

Shevchenko
Laurence Griffiths/Getty Images

Una decisione condivisa anche da Shevchenko, in apprensione in questi giorni per quel che sta succedendo in Italia, quella che considera la sua seconda patria dopo l’Ucraina. Ansia e preoccupazione per il ct ucraino, che ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport: “sto molto attento. Vado a giocare a golf, mi alleno in palestra, ma evito i contatti il più possibile. Si tratta di preservare la salute di tutti. La salute del mondo. Non bisogna ragionare con la paura. Bisogna guardare avanti. Ho un amico in Lombardia che è stato malato, adesso comincia a respirare da solo, ma è stata dura. Acqua calda, tazze di tè, ha perso tanti chili, ma ne sta uscendo. Io riparto da qui, faccio quello che mi dicono. Credo che in un periodo del genere si debba più che mai rispettare le regole“.

Euro 2020
Dean Mouhtaropoulos/Getty Images

Sul rinvio di Euro 2020 Sheva è d’accordo, così me sul fatto di fermare il calcio e lo sport: “mi pare una decisione corretta. Il calcio è una festa per le persone, ma se le persone non ci sono, o hanno paura, che festa è? La Uefa ha scelto la soluzione migliore per tutelare la salute dei giocatori e dei tifosi, e lo spettacolo. Il calcio esiste in quanto sport che attira persone, si fa fatica a viverlo a distanza. Il governo italiano si è mosso bene. Poi qualcuno parlerà di ritardi o altro, ma mi sembra che ci sia stata una presa di coscienza positiva“.

Shevchenko
Srdjan Stevanovic/Getty Images

Non mancano parole positive per la sua vecchia città: “Milano ha un cuore grande e anche grandi competenze ospedaliere. Lo so per esperienza: i medici e gli infermieri sono bravissimi, competenti e grandi lavoratori. Ce la faranno anche se si trovano in difficoltà. Ce la farà l’Italia. Io amo tanto l’Italia, è il mio secondo paese, non la divido fra milanisti interisti e juventini, così come non divido Milano fra chi tifa rossonero o nerazzurro, e non soltanto perché tutti a Milano mi hanno sempre trattato con simpatia. Amo Milano, amo l’Italia, non ho dubbi che il peggio passerà. L’Italia ha soltanto pagato lo scotto di essere il primo paese europeo ad affrontare l’emergenza. L’Italia è forte nelle difficoltà, e Milano è cocciuta oltre ad essere bella“.