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Il Calcio ai tempi del Coronavirus. Potrebbe essere il titolo di un romanzo, ma è una semplice frase che raccoglie due dei temi più dibattuti nelle case degli italiani: l’immancabile pallone e il Covid-19 che terrorizza tutta la penisola. “Ci sono cose più importanti del calcio“, lo sappiamo tutti, particolarmente nella situazione che stiamo vivendo sulla nostra pelle attualmente, ma è innegabile come, fra gli aspetti della vita di tutti i giorni, anche quello sportivo sia stato influenzato dal Coronavirus e le disposizioni in materia di sport abbiano un impatto sulla vita quotidiana di tutte le persone.

Giuseppe Conte
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Ieri sera, nel corso di una conferenza stampa straordinaria, il Premier Giuseppe Conte ha dichiarato l’intera Italia in zona protetta: niente più singole zone rosse, l’emergenza è estesa a tutte le regioni. Insieme a tale provvedimento, è stato dichiarato un nuovo stop del campionato di Serie A, ripreso temporaneamente nel weekend. Troppo alto il rischio di contagio, anche nel disputare le gare a porte chiuse. Misura corretta, ma che si ritrova in pieno contrasto con la deroga che permette di disputare Champions League ed Europa League in territorio italiano, seppur a porte chiuse. Un virus che si spaventa della musichetta della Champions League?

Coronavirus Calcio
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L’UEFA ad oggi è rimasta in silenzio. Ogni decisione in ambito calcistico è stata rimandata ai governi di ogni nazione. Premesso che ci si trovi davanti ad una situazione senza precedenti, nella quale è complicato coordinare più paesi con differenti stati d’emergenza in atto, da un organo di primo piano ci si aspettava almeno delle linee guida da seguire. L’Europa si dimostra ancora una volta spaccata tanto calcisticamente, quanto politicamente nel far fronte ad un’emergenza comune, della quale però si ha una percezione differente in base alla gravità di ciò che accade di stato in stato.

Lionel Messi
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In Italia i casi accertati di Coronavirus superano le 9000 unità, i morti aumentano giornalmente e ad oggi sono 463. Il campionato è sospeso, ma la Juventus potrà giocare contro il Lione a Torino, a porte chiuse. In Spagna l’improvviso aumento dei contagi, che attualmente hanno superato le 1600 unità con una trentina di morti, ha spinto il governo ad emanare un provvedimento che permetta di giocare a porte chiuse per due turni in campionato, stessa misura valevole per Barcellona-Napoli e Valencia-Atalanta. Situazione simile in Francia, nei numeri e nelle decisioni, con il PSG che giocherà senza pubblico contro il Borussia Dortmund.

Coronavirus
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In Germania circa 1300 contagi, con soli 2 morti, ma scelte differenti: il Bayern gioca a porte chiuse contro il Chelsea, mentre Lipsia-Tottenham è aperta al pubblico. L’Inghilterra, autonoma geograficamente, politicamente e calcisticamente, con soli 367 casi e 6 morti, ha deciso di non fermare in alcun modo le proprie competizioni, permettendo di giocare a porte aperte alle proprie squadre. Singolare la decisione del Basilea che, a fronte dei quasi 500 casi e 3 morti in Svizzera, ha già dichiarato di non voler giocare (nemmeno a porte chiuse) la sfida di Europa League contro il Francoforte.

Polizia
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Senza una governance europea che detti la strada da seguire, ogni nazione decide in totale autonomia, dando priorità al calcio con i dovuti accorgimenti per la salute. Fermare campionati e competizioni europee, con calendari fitti d’impegni e difficoltà nei recuperi, rischierebbe di generare un danno economico senza precedenti a tutti i soggetti che ottengono un gudagno dal mondo del pallone. Del resto, in gran parte d’Europa il Coronavirus è, più o meno, sotto controllo, con numeri relativamente più preoccupanti rispetto alla normale influenza stagionale. Un po’ quello che si diceva in Italia qualche settimana fa…