barazzutti
Alex Pantling - foto Getty

La decisione di fermare tutto è stata logica e sensata, in fondo non ci sono altre alternative per provare a rallentare il contagio”. Il capitano di Coppa Davis Corrado Barazzutti ha commentato così lo stop di sei settimane imposto dall’Atp a causa dell’emergenza Coronavirus. Una situazione che è precipitata in Italia e nel resto del mondo proprio dopo la sfida di Coppa Davis giocata a porte chiuse contro la Corea del Sud sulla terra rossa del Tennis Club Cagliari.

Le ore successive al rientro dalla Sardegna sono state frenetiche tra le decisioni sempre più restrittive del Governo attraverso l’emanazione di nuovi decreti e lo stato di emergenza che iniziava a salire anche negli altri Paesi con il Coronavirus classificato pandemia. Il gruppo azzurro è tornato da Cagliari con la grande “incognita Indian Wells”, un problema non da poco in un momento in cui nessuno aveva delle certezze. Alcuni hanno fatto il viaggio inutilmente, altri come Fabio Fognini sono riusciti ad avere in tempo la comunicazione: “Appena sono rientrato a Roma domenica sera – ha raccontato Barazzutti – mi sono messo in contatto con Fabio che intanto era tornato a Barcellona con la sua famiglia. A Cagliari avevamo creato un gruppo WhatsApp con gli altri ragazzi per condividere informazioni. Così Travaglia e Sonego, tra i primi ad arrivare in California, ci hanno avvertito che l’idea iniziale degli organizzatori sarebbe stata quella di giocare a porte chiuse. Poi dopo la cancellazione ufficiale del Masters1000 di Indian Wells, Travaglia ci ha comunicato che sarebbero andati a Phoenix per giocare il Challenger ma poco dopo è stato cancellato anche quello. In quelle ore cercavamo di capire se andare a Miami o meno anche se Fabio difficilmente sarebbe andato, visto che nel frattempo era stata ufficializzata dal governo americano la quarantena di quattordici giorni per tutti coloro che arrivavano dall’Italia”. 

“CHIUSO IN CASA COME SPERO FACCIANO TUTTI”

Una volta tornato a Roma nella sua abitazione il capitano di Coppa Davis ha messo inevitabilmente da parte il tennis e, senza nascondere la preoccupazione per la situazione delicata, ha iniziato a seguire scrupolosamente le istruzioni di questi giorni: “La mia speranza è che questo virus possa essere debellato quanto prima perché ora quello che stiamo facendo è cercare di limitarne la diffusione. Questo fa capire lo stato di emergenza in cui ci troviamo. Il nostro Governo ha fatto benissimo a chiudere tutto. Dobbiamo assolutamente impedire che ci sia un flusso incontrollato negli ospedali in attesa che si possa trovare un vaccino. Da quando sono tornato mi sono chiuso in casa come spero stiano facendo tutti”.

“FOGNINI? PRESERVARE LA SALUTE L’OBIETTIVO ORA”

In questo momento di stop forzato Barazzutti è sempre in contatto con Fognini anche se ora l’attività tennistica passa inevitabilmente in secondo piano. “Gli ho detto che ora l’unico obiettivo è quello di preservare la nostra salute, dobbiamo cercare di superare indenni questo momento. Ora è a Barcellona, non so se riuscirà a tornare ad Arma di Taggia. Si allena correndo, si sta preparando fisicamente in condizioni di sicurezza e prendendo le dovute precauzioni anche se a mio avviso uscendo si corrono comunque dei rischi. Non so se e quando riusciremo ad allenarci in campo nuovamente, di sicuro in questa fase e in attesa di capire i prossimi sviluppi, Fabio farà tutto quello che è nei limiti delle sue possibilità per allenarsi al meglio. Ma ora anche lui è seriamente preoccupato per sé ma soprattutto per la sua famiglia”.

“DAL NOSTRO RISPETTO DELLE REGOLE DIPENDE LA DURATA DI QUESTA SITUAZIONE CONGELATA”

Barazzutti concorda pienamente dunque sulla scelta fatta dall’Atp e su quelle che sono state le parole del presidente Andrea Gaudenzi, anche se ipotizzare ora quello che accadrà al termine di queste sei settimane per il capitano sembra impossibile.

“Mi auguro ovviamente che si possa tornare a giocare a Madrid come stabilito, ma nessuno può dire oggi con certezza quando tutto sarà finito. Secondo alcuni esperti questa emergenza durerà fino a giugno, è un virus questo che può mutare e ancora non si conoscono le armi per sconfiggerlo. Impossibile ipotizzare scenari futuri. Di una cosa sono certo, il tennis come tutti gli altri sport e come gran parte delle attività commerciali sarà “congelato”, ora dipende da noi quanto durerà questo “congelamento”. A questo proposito sento di fare un appello: maggiore sarà la nostra capacità di rispettare le regole, minore sarà il tempo che impiegheremo a riprenderci le nostre vite, le nostre abitudini e il nostro meraviglioso sport”.