giovanni custodero sorella

E’ passata quasi una settimana dalla morte di Giovanni Custodero, il 27enne giocatore di calcio a 5 che ha deciso di abbandonarsi alla malattia, interrompere le cure e sottoporsi a sedazie per la troppa sofferenza causatagli dal sarcoma osseo.

Nei giorni scorsi la sorella Mariana ha raccontato gli ultimi strazianti momenti di Giovanni, guerriero coraggioso: “mi disse: ‘Farò con voi le feste di Natale e anche Capodanno. Però non chiedetemi altro, non ce la faccio più’. Aveva calcolato tutto: ha aspettato la fine delle vacanze per dirci che voleva essere sedato. Ormai aveva deciso“, ha spiegato.

giovanni custodero sorellaIo gli dicevo che lo amavo tantissimo e lui rispondeva ‘grazie’. Poi, un giorno di poco tempo fa, mi manda un messaggio: ‘Quando sarò in punto di morte ti dirò qualcosa. E mi dice: ho 27 anni di ti amo arretrati e te li dirò tutti adesso’”, ha aggiunto prima di raccontare proprio gli attimi prima della sua morte: “ha detto ‘mamma abbracciami’, lei l’ha abbracciato e gli ha cantato la ninna nanna. Poi non si è più svegliato. La sua più grande preoccupazione era per mia mamma. Loro vivevano insieme, praticamente in simbiosi, perché i miei genitori sono separati. Per un periodo era andato a convivere con la sua ragazza, ma poi era tornato a casa, per le cure legate alla malattia. A mia mamma disse che stava soffrendo soprattutto per la paura di lasciarla sola. E poi ha chiesto di perdonarlo, se aveva deciso di andare via. Era stremato. Mi chiese, con un sorriso, se ero d’accordo con l’eutanasia. Sì, lo avrei fatto, lo avrei aiutato. Lo vedevo stanco, dolorante, sfinito. A letto con ossigeno, tubi dappertutto, anche per alzare una mano aveva bisogno di una persona accanto. Lui, che era uno sportivo, si stava consumando e non gli è stato dato il diritto di morire con dignità. Mio fratello era un vulcano di energia e non ero abituata a vederlo immobile, a fissare il vuoto, mentre si stava spegnendo. E ora porterò avanti questa battaglia, per aiutare gli altri a non vivere questa parte angosciante della malattia. Lui chiedeva aiuto, gridava “mamma” giorno e notte. Era uno strazio, inaccettabile. L’eutanasia è una battaglia di civiltà”.

Valuta questo articolo

Rating: 5.0/5. From 2 votes.
Please wait...
INFORMAZIONI PUBBLICITARIE