Mihajlovic
Foto Massimo Paolone/LaPresse

‘Un like una preghiera’, poi l’odio feroce vomitato fra insulti e commenti irripetibili. Le due anime dei social che mostrano come, al giorno d’oggi, cambiare opinione in fretta sia fin troppo facile, così come sfogare la propria rabbia da dietro una tastiera.

mihajlovic
Massimo Paolone/LaPresse

L’argomento del giorno riguarda Sinisa Mihajlovic e si intreccia con la politica. L’allenatore del Bologna, qualche mese fa, era finito in prima pagina per una conferenza stampa toccante nella quale annunciava di avere la leucemia. Superato lo shock della notizia, il mondo del calcio, e non solo, si è stretto intorno all’allenatore serbo, manifestandogli il proprio supporto. Vista la facilità di comunicazione ‘nip’ – ‘vip’ che i social permettono, attraverso Instagram, Twitter e Facebook i profili di Sinisa Mihajlovic e quelli dei suoi familiari sono stati inondati di messaggi d’affetto, supporto e auguri di pronta guarigione.

Mihajlovic
Foto Massimo Paolone/LaPresse

Sinisa è diventato il simbolo della resilienza, l’uomo con il carattere di ferro che non si piega nemmeno al male più atroce, colui che è stato capace di tornare in panchina dopo la chemio, urlando verso i propri giocatori come se niente fosse. Ma con la stessa facilità con la quale si riesce a creare un mito attraverso i social, è altrettanto facile distruggerlo. Con l’avvicinarsi delle elezioni politiche in Emilia Romagna, Sinisa Mhajlovic ha espresso il suo pensiero politico. In una regione fortino della sinistra, l’allenatore del Bologna, città che ha riempito Piazza Maggiore con migliaia di ‘Sardine‘, ha appoggiato apertamente la candidata della Lega Lucia Borgonzoni. Come se non bastasse, l’ex calciatore serbo, ha speso parole d’elogio per Salvini e le sue idee politiche.

Valerio Portelli/LaPresse

Un like un augurio di morte‘, il passo è stato breve. Nel giorno in cui sul web ci si indigna perchè Salvini citofona ad una famiglia di tunisini per chiedere delucidazioni sull’eventuale spaccio di droga, nelle stesse piattaforme si sta consumando un vile attacco ai danni di Sinisa Mihajlovic che rischia di passare in secondo piano. Messaggi, che evitiamo di riproporre, augurano la morte allo stesso uomo per il quale si spendevano frasi affettuose e dimostrazioni di sostegno. La motivazione alla base è la libertà d’espressione e appartenza politica che evidentemente, in certi casi, ha meno valore che in altri.

mihajlovic
Massimo Paolone/LaPresse

A dirla tutta, che Sinisa Mihajlovic avesse idee politiche di destra non lo si scopre di certo oggi con Salvini. In passato l’allenatore del Bologna aveva manifestato il suo appoggio Slobodan Milosevic ed aveva apertamente dichiarato la sua amicizia con Željko Ražnatović, genocida serbo meglio noto come la ‘Tigre Arkan‘. Situazioni politiche un filino più estreme (e gravi) di quelle italiane, ma che non hanno impedito di generare affetto dei confronti di Mihajlovic al momento dell’annucio della malattia. Cos’è cambiato oggi? Il clima da campagna elettore, misto alla visione ‘calcistica’ della società, propriamente italiana, nella quale si è gli uni contro gli altri e il ‘diverso‘ diventa ‘avversario‘ (o nemico se preferite), sia che si parli di un tifoso che non indossa la nostra stessa maglia, una persona con la pelle più scura o un sostenitore politico con idee differenti.

Per premere il tasto di un citofono o quello social per pubblicare un commento violento ci vuole lo stesso sforzo e lo stesso impiego di tempo. L’odio non conosce forme e distinzioni: un pollice verso l’alto o un indice verso l’altro possono avere le stesse conseguenze.

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