Alonso
Lapresse

Una prima settimana da incorniciare per Fernando Alonso nella Dakar 2020. Il pilota spagnolo ha iniziato alla grande la sua nuova avventura motoristica, dimostrandosi competitivo fin da subito.

Alonso
AP/LaPresse

Ai microfoni della ‘Rosea’, l’ex pilota Ferrari ha esternato così le sue sensazioni: “la verità è che sono estremamente contento per come sta andando, delle mie prestazioni. Al via di Gedda sapevo che mi aspettava una sfida grande nel rally più duro del pianeta, ma non sapevo quanto competitivo davvero sarei stato, soprattutto nelle tappe più lunghe. Poi arrivano tappe come quella di ieri di 470 chilometri e sto a 4’ da Nasser per me è totalmente incredibile. Mi sono tolto un po’ di dubbi“.

Alonso
AP/LaPresse
Bernat Armangue

Un’avventura diversa rispetto a quelle in F1 e nella 24 ore di Le Mans che il pilota asturiano ha vissuto in passato: “sono tappe molto lunghe, però le forze in macchina sono minori rispetto a una F.1 o una vettura endurance. Quello che cambia è che qui a livello di concentrazione devi stare al 100% tutto il tempo, ci sono tanti trabocchetti e in questo è sì più esigente, e poi devi cercare in essere in forma per 12 giorni perché qualsiasi contrattempo può diventare un grosso problema Le difficoltà maggiori? I cambi costanti di terreno e ritmo, puoi fare 50 chilometri a tutto gas e poi andare pianissimo per altrettanti. E la visibilità, la polvere condiziona molto il ritmo, oltre ai pericoli che nasconde. Non so dove potrei stare. Qui conta solo vincere, e io ero cosciente che quest’anno non sarei stato in grado di farlo. Per cui la mia classifica mi importa relativamente, vorrei stare nei 10 e credo che me lo meriterei, anche se la cosa non mi ossessiona. Però mi piacerebbe provare a stare sempre tra i primi 5. Ho voglia di questa seconda settimana e sono curioso di vedere cosa faranno i tre davanti che stanno viaggiando a un gran ritmo“.

Alonso
AP/LaPresse
Bernat Armangue

Una chiosa finale in merito allo spirito della Dakar: “questo spirito di sopravvivenza ma anche di amicizia che c’è tra i partecipanti, nella quale ciascuno si aiuta, mi piace molto. Non so se lo ripeterò, però venire qui è stata una sfida personale e comprimere tutto in 7 mesi è stato impegnativo. Non pensavo di essere così competitivo, i primi test non sapevo nulla su come guidare e seduto al fianco di De Villiers o Nasser mi dicevo che avrei impiegato anni ad arrivare a metà del loro livello. Se fossi meno competitivo forse me la gusterei di più, ma in ogni caso la trovo una gara fantastica, il bivacco, la carovana che si sposta, la gente che incontri nelle neutralizzazioni… è un gran bell’ambiente e quella che ho appena vissuto è stata una settimana fantastica“.