elia viviani
AFP/LaPresse

Una caduta disastrosa, ferite e sangue ovunque per Elia Viviani, rimasto comunque in gara al Tour Down Under nonostante quanto avvenuto.

Filippo Rubin//LaPresse

Il corridore italiano ha deciso di proseguire, grazie anche alle cure effettuate in questi giorni, riuscite a fargli avere una postura corretta sulla bici. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Viviani ha ammesso: “sto meglio, in mattinata ero preoccupato per come stare in sella. i primi dieci chilometri sono stati di sofferenza poi le cose si sono messe bene. Ho visto che spingevo anche con la gamba sinistra e la cosa mi ha rinfrancato perché il ginocchio era messo così così. Le ferite bruciano, spurgano, viene fuori di tutto. Anche la doccia dopo la corsa è una roba brutta, da mani nei capelli. Adesso mi sono stati applicati dei cerotti speciali, a doppia pelle. Certo, i linfonodi sono gonfi ma questo è normale con le ferite. La mia paura era quella che altri corridori mi finissero sopra. Poi mentre strisciavo, sentivo che l’asfalto mi grattava via la pelle e la carne. E ho avuto pura anche perché ho picchiato forte la testa, con la parte destra, a terra. Infatti la prima cosa che ho fatto è stata quella di sedermi, non di alzarmi, di controllare il casco e vedere se muovevo braccia e gambe. Ho controllato, un pezzo alla volta, che non avessi grossi danni. Dopo la paura è subentrato il dolore e dopo il dolore la preoccupazione“.

Gian Mattia D’Alberto/LaPresse

Viviani ha poi proseguito: “la mia contentezza è legata al fatto che ho capito a inizio tappa che non avevo grossi problemi. Se avessi sentito che ero storto in sella, che ero fuori equilibrio, che le gambe non lavoravano bene sarebbe stato un casino. Perché in quel caso non avrei potuto fare nulla e mi sarei di sicuro smontato. L’annullamento dell’Oman? Era una bella tappa di avvicinamento, ma rispetto il loro lutto e l’annullamento. Certo che ora per noi non è facile riorganizzarci. L’Uae Tour è quasi concomitante con i mondiali su pista. Andarci e scappare mi sembra una fesseria. Ci sarebbe l’Algarve, ma dipende se ci prendono come squadra perché non l’avevamo in programma. Come corsa e come date sarebbe perfetta. La Valenciana comincia il 5, giorno che io torno dall’Australia. Laigueglia è un giorno solo, in Francia ci sono gare con percorsi troppo duri. E’ un casino. Per questo che qui non volevo assolutamente mollare. Tra una cosa e l’altra fermarmi avrebbe significato perdere almeno dieci giorni. No, mi sarei fermato solo in caso avessi fatto danni“.

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