Berrettini
AP/LaPresse Andy Brownbill

Australian Open, stamane i tifosi italiani si sono svegliati con pessime notizie giunte da Melbourne. Jannik Sinner non è di fatto mai stato in partita contro Fucsovics, perdendo in tre set un match senza storia. La testa di serie numero 8 Matteo Berrettini è stata invece estromessa dal torneo al secondo turno dall’americano Tennys Sandgren, numero 100 del ranking ATP.

berrettini
AFP/LaPresse

La stampa ed il tifo italiano hanno “adottato” Berrettini in questa sua grande ascesa nel mondo del tennis professionistico, giunta sino alla Top10 nella passata stagione. Il tutto è dovuto alla grande persona che Matteo è, indiscutibilmente. Il suo atteggiamento positivo in campo e fuori, il suo sorriso, la sua umiltà ed ovviamente le sue qualità tennistiche, fanno sì che noi tutti siamo un po’ restii a criticare il tennista azzurro. Il dovere però ci chiama ed oggi, al di là di tutto l’affetto che si possa nutrire nei suoi confronti, l’analisi di quanto accaduto a Melbourne porta a muovere delle critiche verso Berrettini. Oggi Matteo ha deluso le aspettative, senza usare giri di parole. Sconfitto dal numero 100 del seeding, tennista sì temibile, ma non certo irresistibile per colui il quale ad oggi occupa la posizione numero 8 della classifica ATP.

Oggi è sembrata mancare quella consapevolezza che un Top10 deve avere di poter gestire l’incontro dal primo all’ultimo scambio. La lettura tattica dell’incontro, quella che ti porta ad avere sempre in mano il bandolo della matassa durante tutti i set che si susseguono. Oggi Berrettini è stato un po’ in balia degli eventi, tale gestione però siamo certi che arriverà nel tempo. Troppe le occasioni sprecate sopratutto nel 5° e decisivo set, troppo bassa la percentuale di prime in campo (65%), troppo poche le palle break convertite (27%). Di attenuanti di certo Matteo ne ha, come ad esempio la condizione fisica che no è ottimale. Ricordiamo che ha saltato l’ATP Cup per un problema ai muscoli addominali al quale si è aggiunto anche l’acciacco alla caviglia del quale ha parlato dopo l’incontro con Harris. Si tratta infine di un match perso vincendo 4 punti più dell’avversario, elemento che conta davvero poco nel tennis, ma dà l’idea del fatto che oggi Matteo non è certo stato da meno rispetto a Sandgren, ma ha peccato nella gestione tattica e di alcuni momenti del match. Insomma, se è sbagliato accanirsi nei confronti di Berrettini al primo stop della stagione, è altrettanto sbagliato accontentarsi. Da Matteo ci aspettiamo molto, dunque non possiamo certo essere soddisfatti della spedizione australiana, nel proseguo della stagione siamo certi che l’azzurro saprà regalarci grandi gratificazioni, adesso però è il momento delle analisi.

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