foto Colombo/FIDAL

I botti di fine anno esplosi con la vittoria alla BOclassic di Bolzano – primo successo italiano dal 1988 – gli hanno lasciato ancora più fame. Eyob Faniel a Siviglia, volume 1: domenica 26 gennaio in Spagna l’azzurro delle Fiamme Oro farà il proprio debutto stagionale in mezza maratona, nella stessa città andalusa che ospiterà anche l’impegno in maratona poche settimane dopo, il 23 febbraio. Il successo sui 10 km altoatesini, ottenuto al cospetto di atleti di livello internazionale assoluto e più rodati sulla distanza, ha acceso ancora più interesse intorno a Faniel e alle sue potenzialità per la stagione olimpica. Insieme al suo allenatore Ruggero Pertile, il 27enne vicentino di origine eritrea sta ultimando un periodo di tre settimane di lavoro nella Rift Valley, in Kenya, e rientrerà venerdì in Italia, prima di ripartire per la Spagna: “Correre insieme ai keniani mi sta facendo capire come lavorano, come vivono, qual è la loro mentalità – racconta da Kapsabet, dov’è arrivato il 5 gennaio – qui non scherzano, non hanno paura, macinano chilometri ad andature spaventose, però sono soddisfatto di questa esperienza perché ho capito che posso fare di tutto, li vedo sempre mostruosi ma meno lontani: è un passo in avanti anche mentale. E nel 2020 voglio sorprendere: non soltanto me stesso ma tutti gli altri”.

“DESTINAZIONE MARATONA” – Siviglia, e poi ancora Siviglia: “Siamo proiettati soprattutto sulla maratona – spiega Faniel – non abbiamo finalizzato la preparazione per la mezza di domenica, questa non è una tipica settimana di scarico prima della gara, infatti in agenda c’era un ‘lungo’ per lunedì e un lavoro impegnativo il mercoledì. Abbiamo aumentato i carichi rispetto allo scorso anno. Sveglia alle 5 del mattino, alle 6 già pronti per correre con il gruppo di Claudio Berardelli tra cui il bronzo mondiale di maratona Amos Kipruto e altri atleti da 2h05. Non soltanto a Kapsabet ma anche a Eldoret per i lunghi di 35-37 km sugli sterrati. In media, ogni giorno, per sette giorni, facciamo almeno una trentina di chilometri. Tra percorsi stupendi, come le colline di Nandi Hills dove sono rimasto affascinato dall’abilità dei lavoratori nel raccogliere il tè nelle piantagioni”.

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