marc marquez
AFP/LaPresse

E’ Marc Marquez il campione del mondo di MotoGp: lo spagnolo della Honda ha regalato al suo team la Tripla Corona, conquistandola in solitaria. In vista della stagione 2020, che si prospetta più spettacolare di quella terminata, Lucchinelli ha analizzato la figura di Marquez, scrivendo i suoi pensieri sulla ‘rosea’.

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Marc il talento se l’è trovato addosso, ed è il talento che rende le cose facili o faticose in pista. Partendo da quel dono di natura penso abbia cambiato le “misure” del suo sport. In più ha avuto la fortuna di essere nato nella modernità: ha visto come correvano i piloti prima di lui, ha potuto studiare i circuiti al computer, ha assorbito tutto. Lui ha “mangiato” moto da quando era piccolo, gli piaceva Valentino, è stato sveglio nell’assimilare qualcosa da tutti ed è geniale in tante cose, anche nelle risposte alla stampa. Lo stesso Rossi ha cambiato il motociclismo, in pista e fuori, con le scenette e così via. Ma arriva sempre qualcuno più giovane che inventa un modo nuovo di guidare e tutto cambia“, ha spiegato.

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Sa quanto vale e se perde non si lamenta mai. Anche a lui, dopo aver perso un corpo a corpo, gireranno la scatole no? Eppure non dà mai la colpa alle gomme, al sorpasso, a chissà cosa. Ha tenuto subito testa ai campioni che erano lì prima di lui e battuto quelli arrivati con lui. E non si è fatto intimidire pur arrivando in un periodo in cui nel motociclismo ci sono tanti campioni. Uno come Rossi lo “senti” ai box, nel paddock: lui non ha avuto paura. Nemmeno con Lorenzo. Che in fondo è l’unico a potersi vantare di aver vinto il Mondiale da quando Marquez è in MotoGP“, ha aggiunto.

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Sembra un paradosso, dato che vince sempre, ma può migliorare. In alcuni casi avrei corso diversamente, però lo dico oggi che ho 65 anni. Quando sei giovane e ti senti vincente e forte non lasci niente a nessuno, vuoi stare davanti a tutti anche ai box… Per non aver problemi in casa si è portato in squadra il fratello, che promette bene. Basta che non perda troppo tempo a insegnargli come correre, perché per insegnare tendi ad andar piano“, ha concluso.