adriano galliani
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Ibrahimovic è ufficialmente un giocatore del Milan, per la seconda volta nella sua carriera. Dieci anni dopo il primo trasferimento in rossonero dal Barcellona, questa volta lo svedese arriva a Milano da svincolato, dopo aver terminato la sua esperienza ai Galaxy.

Ibrahimovic
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Un colpo ad effetto di Boban e Maldini, commentato con soddisfazione anche da Adriano Galliani, protagonista della trattativa con il Barcellona che quasi dieci anni fa portò Zlatan al Milan. “Ibra ha una tale forza morale, un carisma, una determinazione per cui sarà sempre decisivo” le parole dell’ad del Monza alla Gazzetta dello Sport. “In trentuno anni di storia rossonera non ho mai visto un giocatore appenderne al muro un altro perché non si impegnava abbastanza. Di liti ne ho viste eccome, ma mai qualcuno appeso al muro, nel senso letterale del termine. Ibra è così e lo farà ancora se vedrà un compagno non allenarsi al massimo. Anzi stavolta sentirà ancora di più questa responsabilità: Zlatan porterà aria pura. Tecnicamente può fare la differenza. Ha una fisicità devastante, in quindici giorni sarà al meglio della condizione. Sarà determinante in campo e fuori”.

Galliani poi non nasconde di aver provato a portare Ibra al Monza: “è verissimo. L’ho chiamato per proporgli un grande percorso insieme. Si è messo a ridere. Poi ha capito che non scherzavo e si è fatto serio: ‘ehm, capo…’. Ha declinato l’invito e scelto il Milan, per cui va bene così. Ha scelto una soluzione che mi fa contento allo stesso modo“.

Ibrahimovic
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Il pensiero torna al 2010, quando Galliani portò Ibra al Milan dal Barcellona: “parto per la Spagna dove ci sono Zlatan e Raiola ma non Sandro Rosell, il presidente del club. Era a Ibiza in vacanza ma grazie alla nostra grande amicizia lo convinsi a rientrare. Per scaramanzia il rituale fu lo stesso del 2008, quando tornai a Milano con Ronaldinho: partenza dall’aeroporto di Pisa, stesso hotel, stesso ristorante, il Botafumeiro, che ha ancora alla parete la mia foto con Dinho. Ricordo la villa in collina di Ibra dove andai per gli ultimi dettagli. Fu un grande affare: 24 milioni pagabili in 3 anni, l’anno prima il Barça lo aveva acquistato per più del doppio. Festeggiammo con una cena al ristorante. Quando vado a pagare nessuna delle mie due carte di credito funziona. Prova e riprova ma niente. Toccò pagare a Ibra, che mi guardava un po’ così. Ma lo rassicurai: stai sereno, i soldi ci sono. Allora rise come un pazzo.

Ibrahimovic
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Due anni dopo l’addio, Galliani racconta cosa successe: Ibra non voleva assolutamente andarsene. Fu ceduto per questioni di bilancio. Ha sempre deciso lui il proprio destino, tranne che in quell’occasione. Insieme fu scudetto il primo anno, l’ultimo del Milan prima della Juve dei record, e Supercoppa nel 2011. L’anno dopo arrivammo secondi, fu l’anno del gol di Muntari non dato in Milan-Juve a febbraio. Ma prima, nel mercato di gennaio, era tutto fatto per la cessione di Pato al Psg e l’arrivo di Tevez dal City. Un sogno, la coppia Ibra-Tevez. Saltò tutto e chissà cosa poteva essere. Credo che avremmo continuato a vincere, in quel periodo eravamo ancora davanti alla Juve. Cambiò la storia, Milan secondo. Si arriva all’estate 2012, quella dell’addio dei senatori“.