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Atletica - Ancora un colpo di scena nel caso Schwazer: alla consegna delle provette delle urine del marciatore italiano al comandante dei Ris di Parma, incaricato a portarle in Italia per il test del Dna, il campione B è risultato aperto. Scontro tra il legale di Schwazer e quello della Iaaf (LaPresse/Claudia Fornari)

La battaglia sportiva e legale che Alex Schwazer sta portando avanti ormai da diverso tempo per dimostrare la sua estraneità alle accuse di doping e alla squalifica che gli è stata inflitta, si arricchisce di un nuovo capitolo. Il Tribunale federale della Confederazione elvetica di Losanna ha respinto la richiesta di sospensione della squalifica presentata dal marciatore altoatesino. Secondo quanto riportato dall’avvocato Gerhard Branstaetter, per i giudici non è stata dimostrata la ‘massima probabilità’ della manipolazione delle urine usate per il controllo antidoping che portò alla squalifica, come ipotizzato da Schwazer. L’avvocato di Schwazer ha aggiunto: “sulla base di questo verdetto Alex Schwazer porterà avanti con massima convinzione il procedimento davanti al Tribunale federale, con lo scopo di portare le prove necessarie per una sospensione della squalifica“.