Mbanda
LaPresse/Alfredo Falcone

La terza linea delle Zebre Parma, nato a Roma da padre congolese e madre italiana, è stato insultato per strada per il suo colore della pelle

Un episodio vergognoso, frasi censurabili che evidenziano come la strada da fare per annientare il razzismo sia ancora tanta. La vittima di questa vicenda è Maxime Mbandà, terza linea delle Zebre Parma nato a Roma da padre congolese e madre italiana, un cittadino italiano a tutti gli effetti che, per il suo colore della pelle, è stato bersagliato di insulti razzisti.

Mbanda
LaPresse/Alfredo Falcone

Una vicenda che ha voluto raccontare con un lungo post sui social, provando a sensibilizzare ulteriormente l’ambiente: “Ieri sera, dopo anni che non mi succedeva, ho subito un atto di razzismo. Giusto appunto due giorni fa, rispondendo ad una domanda, dissi che i miei genitori mi avevano insegnato sin da piccolo ad affrontare gli episodi di razzismo col sorriso, ma questa volta no. Questa volta non erano frasi dette da un bambino che avrebbe potuto semplicemente ed ingenuamente ripetere ciò che poteva aver sentito da genitori, altri bambini, televisione o qualsiasi altra fonte. Sentirsi dire, da cittadino italiano e mulatto quale sono ‘Vattene negro di merda, tornatene al tuo paese’ (parole tutte reperibili in qualsiasi dizionario Treccani), mi ha letteralmente ferito, deluso, danneggiato moralmente e mi ha fatto riflettere tutta la notte. Solitamente cerco di farmi scivolare addosso tutte quelle frasi stupide che vengono passate come barzellette o frasi scherzose riguardante i Negri o comunque gli immigrati in generale, ma questa volta no. Sono nato in Italia da una donna sannita di Pannarano, un paesino in provincia di Benevento e da un uomo congolese, venuto in questo Paese con una borsa di studio a 19 anni e diventato un medico chirurgo sapendo solo lui le difficoltà a cui sia andato in contro. Sarò sempre quel “Negro” che alcune persone ignoranti usano con quel tono dispregiativo e sarò sempre italiano, che la gente lo voglia o no. Sono fiero di essere il risultato dell’unione di due culture diverse e mi batterò sempre affinché vengano rispettati i diritti di cittadino italiano e del mondo miei e di qualsiasi altra persona che abbia una storia analoga alla mia e che si possa chiamare Mario, Giulia, Juan, Xiang, Mohamed. Spero tanto che alla persona in questione arrivi, anche solo per sbaglio, questo messaggio e che si faccia un esame di coscienza oltre che ritagliarsi qualche momento delle sue giornate per leggere ed acculturarsi per evitare di rimanere nella deficienza, intesa come difetto di preparazione scolastica“.

Valuta questo articolo

No votes yet.
Please wait...
INFORMAZIONI PUBBLICITARIE