Lorenzo
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Il maiorchino è tornato a commentare la sua decisione di ritirarsi, sottolineando i motivi che lo hanno spinto a dire basta

Prima la conferenza stampa davanti a colleghi e giornalisti, poi la lunga intervista ai microfoni di Sky Sport MotoGp, nel corso della quale Jorge Lorenzo è tornato a parlare dei motivi che lo hanno spinto a ritirarsi.

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Una decisione maturata dopo la caduta di Assen, fondamentale per fargli capire di non poter più lottare per la vittoria: “una parte di me è triste, perché ho fatto questo lavoro per 30 anni. Il paddock è come un piccolo villaggio, stringi amicizie e conosci tante persone. Questa adrenalina delle gare mi mancherà, ma un’altra parte di me è libera ed è felice perché non sentirò più la pressione della domenica. Questo mi fa star bene, permettendomi di fare altre cose nella vita. Il mio percorso con la Honda è cominciato male, la lesione allo scafoide mi ha fatto arrivare in Qatar in non perfette condizioni fisiche. La moto non mi piaceva, non mi dava molto confidenza. I risultati non arrivavano, però ho deciso di continuare a lavorare. Quando ho iniziato a migliorare, son caduto al Montmelò e ad Assen. Senza quelle due cadute avrei continuato, ma dopo quelle cadute ho capito di non potercela fare. Non posso lottare per vincere, dunque ho deciso di fermarmi. Un mese dopo Assen ho parlato con Alberto e abbiamo detto di andare avanti per vedere cosa sarebbe successo, però le gare passavano e non trovavo la motivazione. La moto 2020 non è così diversa rispetto al 2019, dunque non aveva senso continuare. Ho vinto di tutto, ho viaggiato per il mondo e non c’è altra cosa che possa migliorare. Convinto del mio ritiro? Al momento sono convinto, ma nella vita non si sa mai. Al 99% sono convinto, ma lascio un 1% per qualsiasi cosa possa succedere“.

Valentino Rossi
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Sull’esperienza in Ducati, Lorenzo ammette: “rimanere in Ducati? Tutti noi prendiamo decisioni, è impossibile una vita senza sbagli. Devi decidere cosa fare, cosa mangiare, dove andare. Se non fossi andato via con la Yamaha, se avessi vinto un mese prima del Mugello: con i se non si va avanti. Io volevo rimanere in Ducati, però il team ha preso una decisione prima che arrivassi al top. Non ho comunque rimpianti, sono soddisfatto per tutto. Questo sport è diventato molto più professionale, adesso siamo dei veri atleti e per tenere alto il livello è complicato. Sono orgoglioso di aver lottato con Stoner, con Valentino Rossi e con Marquez. Ne ho incontrati tanti, tutti sono stati grandissimi. Valentino? Ci amiamo quando siamo molto lontani, quando siamo vicini passiamo all’odio perché siamo molto competitivi. Adesso che lottiamo per obiettivi diversi, abbiamo un rapporto buono. Nel 2015 però era difficile andare d’accordo, lì ci giocavamo il titolo“.

marc marquez
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Lorenzo poi ha ripercorso questa sua annata in Honda: “mi hanno trattato benissimo, a cominciare da Alberto Puig. Lui ci ha creduto in me, mi ha capito molto come pilota. Abbiamo avuto molti confronti, mi ha sempre sostenuto ricordandomi chi io sia. Non tutti si sarebbero comportati così. Volevano che continuassi, ma se mi son ritirato è stata una decisione solo mia. La moto però non si adatta al mio stile di guida, Marquez sta vincendo però e lui è la priorità per la Honda. Ho sempre capito di non essere il punto di riferimento, ma l’ho accettato. Marc vincerebbe mondiali con ogni moto, ma la Honda è quella che si adatta al meglio al suo stile aggressivo. Ma lo farebbe anche con una Yamaha o con una Suzuki”.