Maldini
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Il direttore tecnico del Milan ha parlato della sua carriera in rossonero, soffermandosi sulla finale di Champions persa a Istanbul contro il Liverpool

Una vita nel Milan, prima da giocatore e adesso da dirigente, con una pausa di qualche anno dovuta a qualche incomprensione con la vecchia dirigenza. Paolo Maldini adesso è il direttore tecnico della società di via Aldo Rossi, un ruolo svolto con personalità e coraggio, stesse qualità che dimostrava in campo.

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Proprio della sua carriera ha parlato l’ex capitano del Milan ai microfoni dell’UEFA, soffermandosi sulle finali di Champions disputate: “il calcio è imprevedibile e le cose non sono mai scontate, è anche la bellezza di questo sport. La cosa che mi fa ridere è che ho giocato 8 finali, ne ho vinte cinque ma si ricorda sempre solo quella di Istanbul. Ha senza dubbio lasciato un segno importante. Eravamo favoriti, avevamo giocato meglio e il gioco non aveva mai cambiato padrone. Siamo stati sempre pericolosi. Quando accetti certe sconfitte poi però è più facile avere nuove chance. La rivincita di Atene? Ho in mente i gol di Inzaghi e la fine della partita, con la festa. Un’altra cosa divertente: quando mi sono operato a tre giorni dalla finale, ogni volta che mi risvegliavo mi chiedevo se avessi vinto o perso: dopo qualche secondo di panico, mi ricordavo della vittoria e mi riaddormentavo felice. Il mio rapporto con questo club è nato nel 1978 e non si è mai concluso. Il fatto che sia nato un legame con la famiglia negli anni Cinquanta dice tutto”.