Edin Dzeko
Alfredo Falcone/LaPresse

La Roma va vicina ad un importante successo, ma viene raggiunta dal Borussia Monchengladbach a tempo scaduto: il calcio di rigore è un abbaglio dell’arbitro, ma non c’è il VAR per correggerlo

Serata di Europa League amara per la Roma. La formazione di Fonseca, ampiamente rimaneggiata a causa di tanti infortuni pesanti (Pellegrini, Kalinic, Mkhitaryan e Cristante su tutti) raccoglie un pareggio casalingo contro il Borussia Monchengladbach.

Nicolò Zaniolo
Fabio Rossi/AS Roma/LaPresse

Un punto che sa di beffa. Nonostante le defezioni e la rosa corta, impegnata in tante partite a distanza ravvicinata, la Roma tiene bene il campo, resiste nei momenti di sofferenza (specialmente nel primo tempo) e trova anche il vantaggio con Zaniolo. Nella ripresa i tedeschi non riescono a trovare il pareggio e i giallorossi sembrano ad un passo da 3 punti di vitale importanza che non solo li proietterebbero al primo posto solitario nel girone, ma metterebbero in seria difficoltà quella che, sulla carta, sembrava la formazione più tosta del girone. Nel finale però l’episodio che cambia l’esito della gara. L’arbitro scozzese Collum scambia una pallonata in viso a Smalling per un tocco con il braccio e assegna un calcio di rigore. In Europa League non c’è il var per corregere l’abbaglio: Stindl non perdona e firma l’1-1. Due punti persi, tanto amaro in bocca e una domanda che appare fin troppo scontata: visti i benefici della tecnologia, perchè in Europa League si è deciso di restare nel Medioevo calcistico?