Moscon
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Gianni Moscon e un 2019 complicato: il fisico messo a dura prova dal grande dispendio di energie del Tour de France. La ripresa in vista del Mondiale e quella voglia di piangere dalla fatica

Il 2019 di Gianni Moscon non è stato un anno semplice. Il ciclista italiano, ancora senza vittorie, ha lavorato molto sul suo fisico, finendo per superare i propri limiti in quella misura per la quale la stanchezza supera i reali miglioramenti. E le conseguenze non posso che essere negative.

Gianni Moscon
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Intervistato dalla Rosea, Gianni Moscon ha fatto il punto sul suo anno difficile, partendo dalla fine. Il Mondiale, concluso al quarto posto, è stato sicuramente dispendioso, ma è risultato più che positivo per l’Italia. Certo, quel 2° posto di Trentin resta amaro: “qualunque altra gara l’avrebbe vinta. Ma aveva speso tanto per rientrare su chi era davanti. E poi il freddo, 260 km, una giornata così… cambiano le carte in tavola. La corsa è stata veramente estrema. Mai ne avevo vissuta una così. Non vedevo l’ora che finisse. Dopo 130 km avevo già fatto fatica, pensavo di stare male. All’ingresso del circuito mi sono detto ‘ragazzi, qui si muore’. Quei rilanci continui li subivo, mi sono salvato con la resistenza e il passo. Mi è mancato quel pizzico di brillantezza, come in tutta la stagione. Ma penso che il Mondiale di tutta la Nazionale, e mio, sia stato ottimo. Migliore delle aspettative di chiunque“.

Le difficoltà più grandi sono arrivate nel corso del Tour de France: “un anno difficilissimo. Iniziato male e continuato peggio. La voglia di strafare ti fa cadere sempre in basso. In inverno ho lavorato come non mai. Ore e ore di bici e di lavori specifici. Poi in Colombia, a inizio anno, idem. Ore e ore, e sono tornato ‘cadavere’. Non ho potuto recuperare, perché 10 giorni lontano dalla bici non ho mai potuto farli. Dopo le classiche avrei avuto in programma il Giro. Poi abbiamo cambiato e ho fatto il Tour ma l’occasione di staccare non c’è stata. Se avessi saputo di dover preparare il Tour de France fin dall’inizio sarebbe stato diverso. Ho lavorato su un fisico esausto, al Tour sono arrivato già stanco prima di partire“.

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Gianni Moscon

Alla ripresa degli allenamenti, successivi alla blasonata corsa francese, Moscon ha raccontato che gli veniva “da piangere“. Ma da questa esperienza negativa ha potuto comunque trarre una lezione importante: “alla fine delle 3 settimane del Tour ero morto. Stanchezza, ritenzione, ho mangiato di più… mi sono gonfiato come un pallone. Mi sono pesato al ritorno a casa ed ero quasi 80 kg, mentre avevo cominciato la corsa intorno ai 70. Almeno 8 kg in più. Non mi riconoscevo. Ho fatto 8 giorni senza bici, ho cercato di recuperare curando tutto. Il cibo, gli allenamenti… immaginate che cosa sia ricominciare dallo Stelvio in questa situazione. Però mi sono risollevato e questo Mondiale addolcisce un po’ il tutto. Non ho mai vinto quest’anno, e chissà che in questo finale di stagione non arrivi la sorpresa. In ogni caso ho imparato che certi errori non si dovranno più commettere. Chi troppo vuole, nulla stringe. Vale sempre. Nel ciclismo e nella vita”.