Caso NBA-Cina, Donald Trump attacca Steve Kerr: la risposta del coach degli Warriors è tagliente

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Donald Trump attacca Steve Kerr sul caso NBA-Cina, il coach degli Warriors risponde per le rime al presidente USA

Il caso NBA-Cina ha generato grandi polemiche anche negli USA. Il presidente Donald Trump, prendendo ovviamente le parti degli Stati Uniti e difendendo la libertà d’espressione americana, ha attaccato Steve Kerr, spostando l’obiettivo però su una questione personale. In passato infatti, il coach degli Warriors aveva criticato aspramente le politiche di Trump, mentre sul caso NBA-Cina ha preferito sempre glissare, non prendendo posizione per evitare di gettare benzina sul fuoco.

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Trump ha colto la palla al balzo: “ho visto in tv Steve Kerr: sembrava un bambinetto spaventato, al punto da non saper neppure rispondere a una domanda. Tremava, ripeteva soltanto: ‘non so’, ‘non so’ ma non rispondeva mai alle domande. Eppure quando c’era da parlare male degli Stati Uniti non si è mai tirato indietro”.

Steve Kerr non è rimasto in silenzio, rispondendo per le rime al presidente USA: “sono rimasto profondamente sorpreso, ma soltanto perché sono stato coinvolto in prima persona. Poi ti fermi a pensare e ti rendi conto che in realtà succede ogni giorno. È soltanto l’ultimo episodio di una lunga serie. Ieri ero soltanto il suo ennesimo bersaglio, ce n’è un altro oggi e ne troverà uno nuovo domani. Così il circo può andare avanti: è strano, ma è ciò che sta accadendo”.

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Kerr ha poi continuato parlando di suo padre, Malcolm Kerr, ambasciatore americano il Libano assassinato in un attentato nel 1984: “ho riflettuto anche sulle diverse visite che ho fatto alla Casa Bianca nella mia vita. Ho vissuto da privilegiato, lo so, e ho conosciuto personalmente gli ultimi cinque presidenti USA prima di Trump. La prima volta è stato nel 1984, c’era Ronald Reagan a Washington. Lui invitò me e mia madre sei mesi dopo l’attacco terroristico che aveva ucciso mio padre Malcolm. Reagan e il vice presidente George H. W. Bush ci fecero accomodare nello Studio Ovale, parlando per mezz’ora con noi e ringraziandoci per il servizio reso alla nazione da mio padre. Grati per l’impegno dimostrato nel promuovere i valori americani e la pace nel Medio Oriente. Di fronte a questo, l’unica cosa che ho potuto constatare è il contrasto rispetto a quello che accadeva 35 anni fa. All’epoca non c’era pregiudizio rispetto alle opinioni politiche dell’interlocutore. La questione era: tu sei americano, lavori per lo Stato e questo merita dignità e rispetto. Sia da parte delle persone che al di fuori che soprattutto da quelle dentro le istituzioni. È molto triste constatare come le cose siano andate allo sfascio”.

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About Mirko Spadaro (17828 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 9 agosto 1993 è un esperto di basket e calcio, ama tutti gli sport a 360 gradi. Scrive su SportFair dal 2016


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