Trentin
AFP/LaPresse

Il corridore italiano è tornato a parlare dell’argento conquistato ai Mondiali di Harrogate, non nascondendo la sua delusione per il mancato oro

Non riesce ad assimilare la delusione Matteo Trentin dopo il secondo posto ottenuto ai Mondiali di Harrogate, l’amarezza per non aver centrato l’oro è più forte della soddisfazione di aver regalato all’Italia un argento iridato dopo undici anni di attesa.

trentinMagari tra qualche giorno ci sarà tempo di festeggiare, ma adesso il pensiero vola a quella maglia che indosserà Mads Pedersen: “volevo vincere, l’ho sfiorata davvero la maglia, mi girano gli zebedei per non avercela fatta. Era una grandissima occasione che non so quando mi ricapiterà. Se facciamo venti volate così, magari ne perdo una. Non di più” le parole di Trentin alla Gazzetta dello Sport. “Il grande problema è che ho perso questa. Campioni come Sagan e Merckx ne hanno avute tante di vincere il Mondiale, io non so. In una situazione del genere, bisogna concretizzare. L’anno prossimo mi roderà ogni volta che vedrò Mads con la maglia iridata. E’ stato più forte di me. Non ho perso di un centimetro, e ragionandoci questo fa sì che la delusione bruci un po’ di meno. Di sicuro non avevo sottovalutato Mads, mi ricordavo bene il Giro delle Fiandre dello scorso anno quando lo aveva battuto solo Terpstra. Nessuno degli altri lo aveva ripreso. E’ un cagnaccio, non muore mai. C’era tanto freddo, sì. La corsa è stata una delle più dure che abbia mai fatto. Molto, molto esigente. Se ci avete fatto caso, in testa c’erano sempre gli stessi. In tanti sono rimasti tagliati fuori. Quando ci siamo mossi io e Van der Poel nessuno ci ha seguito, nonostante la qualità in gruppo fosse tanta“.

pedersenSulla strategia: “sapevo di dovermi muovere con Van der Poel e non so che cosa gli sia successo quando è ‘saltato’. Forse ha mangiato un gel in meno, forse ha sofferto il freddo. Non c’erano segnalazioni da parte delle moto sui distacchi, ci siamo arrangiati con le comunicazioni della Nazionale e le lavagne degli altri. La vita tuttavia continua e il sole sorgerà lo stesso. Non c’è niente che rifarei in modo diverso. No, non sono partito troppo presto in volata, i 200 metri sono la mia distanza. Questa considerazione mi aiuterà ad accettare il tutto. E magari mi godrò di più l’argento, che ho conquistato al Mondiale e non al trofeo della castagna. All’Italia mancava da 11 anni, non poco. Anche se la vera morale è che Pedersen è arrivato primo. Io secondo. Fine della storia“.