Palermo, 2 set. (AdnKronos) – “Mio marito era un poliziotto con un grande senso del dovere, era un ragazzo dalla sensibilità enorme, era una persona buona e gentile”. Con queste parole Filomena Rizzo, vedova dell’agente di scorta Domenico Russo, ucciso con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ricorda il marito morto ad appena 32 anni. Quando è stato ucciso i due figli dell’agente di scorta erano ancora piccolissimi, avevano 4 e 2 anni.
“Ma mio marito è sempre stato presente in famiglia – dice la vedova che fino a due anni fa lavorava in Prefettura – è come se ci fosse sempre stato. Con mia sorella, mio fratello, con i bambini, ne ho sempre parlato come se fosse qui con noi anche oggi”.
“Mimmo – dice ancora la vedova Russo – era la luce, dove c’era lui c’era gioia, era un uomo felice, di vivere. Questi bimbi che non ha visto crescere lo hanno sempre sentito presente”. “Era sensibile – dice ancora – non vedeva il male negli altri, era gentile”. E ricorda anche il suo “spiccato senso del dovere”. “Ricordo che quando arrivò il Prefetto Dalla Chiesa molti si defilarono e chiesero di cambiare ufficio – dice ancora la vedova – c’era pure un autista che stava lì da 30 anni ma è voluto andare via per paura. Mio marito è rimasto. Ed è morto”.