Marco Alpozzi/LaPresse

La Curva Nord dell’Inter scrive a Romelu Lukaku dopo lo sfogo social sui cori di Cagliari: i nerazzurri negano la matrice razzista e invitano il proprio giocatore ad accettare qualsiasi forma di provocazione degli ultras avversari

Dopo l’ennesimo teatrino mediatico di luoghi comuni sul presunto razzismo degli Ultras, orchestrato da chi vuole raccogliere i soliti e facili consensi popolari frutto dell’ignoranza, la Curva Nord Milano ancora una volta ha scelto di ripetere i distinguo tra il razzismo vero e quello ‘strumentale’ che non riguarda il mondo Ultras come invece i soliti falsi moralisti amano far credere per accrescere inutili allarmismi e condannare gratuitamente il nostro mondo”.

Alessandro Tocco/LaPresse

Con questa nota ufficiale, la Curva Nord, frangia più calda della tifoseria dell’Inter si è espressa sui presunti cori razzisti rivolti dai tifosi del Cagliari a Romelu Lukaku. Il giocatore, dopo aver segnato il rigore che ha regalato i 3 punti alla squadra di Conte, si è rivolto con uno sguardo di sfida verso i tifosi sardi, ‘colpevoli’ di avergli rivolto qualche coro e ululato di troppo. Episodio simile già accaduto l’anno scorso ai danni di Kean e Matuidi della Juventus.

I tifosi dell’Inter però, non hanno scelto di fare quadrato intorno al proprio bomber, bensì hanno spezzato una lancia in favore della loro controparte cagliaritana. La Curva Nord ha addirittura scritto una lettera indirizzata a Lukaku, tentando di spiegare il proprio punto di vista: quello di Cagliari non è stato razzismo, ma solo un tentativo di innervosirlo in quanto grande giocatore. La colpa è dei media che hanno strumentalizzato il caso.

Marco Alpozzi/LaPresse

Ciao Romelu, ti scriviamo a nome della Curva Nord, si i ragazzi che ti han dato il benvenuto appena arrivato a Milano. Ci spiace molto che tu abbia pensato che quanto accaduto a Cagliari sia stato razzismo. Devi capire che l’Italia non è come molti altri paesi europei dove il razzismo è un VERO problema. Capiamo che ciò è quello che possa esserti sembrato ma non è così. In Italia usiamo certi “modi” solo per “aiutare la squadra” e cercare di rendere nervosi gli avversari non per razzismo ma per farli sbagliare. Noi siamo una tifoseria multietnica ed abbiamo sempre accolto i giocatori provenienti da ogni dove sebbene anche noi abbiamo usato certi modi contro i giocatori avversari in passato e probabilmente lo faremo in futuro. Non siamo razzisti allo stesso modo in cui non lo sono i tifosi del Cagliari. Devi capire che in tutti gli stadi italiani la gente tifa per le proprie squadre ma allo stesso tempo la gente è abituata a tifare contro gli avversari non per razzismo ma per “aiutare le proprie squadre”. Ti preghiamo di vivere questo atteggiamento dei tifosi italiani come una forma di rispetto per il fatto che temono i gol che potresti fargli non perché ti odiano o son razzisti. Il razzismo è una cosa completamente differente e tutti i tifosi italiani lo sanno bene. Quando dichiari che il razzismo è un problema che va combattuto in Italia, non fai altro che incentivare la repressione di tutti i tifosi inclusi i tuoi e contribuisci a sollevare un problema che qui non c’è o quantomeno non viene percepito come in altri stati. Noi siamo molto sensibili ed inclusivi con tutti. Possiamo garantirti che tra noi ci son frequentatori di diverse razze e provenienze che condividono questo modo di provocare i giocatori avversari dell’Inter persino quando questi ultimi sono della loro stessa razza o provenienza geografica. Ti preghiamo di aiutare a chiarire quello che realmente è il razzismo e che i tifosi italiani non sono razzisti. La lotta al VERO razzismo deve cominciare nelle scuole non negli stadi, i tifosi son solo tifosi e agiscono in modo differente allo stadio e nella vita reale. Stai certo che quello che dicono o fanno a un giocatore di colore avversario non è quello che direbbero o farebbero nella vita reale. I tifosi italiani non saranno perfetti ma sebbene comprendiamo la frustrazione che ti possono creare certe espressioni, queste non sono utilizzate a fini discriminatori. Ancora una volta … BENVENUTO ROMELU!”.

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