Photo4/LaPresse

Il pilota australiano è apparso tra i più scossi per la morte di Hubert, che faceva parte del programma junior Renault

Un undicesimo posto che non conta niente per Daniel Ricciardo, felice che il Gran Premio del Belgio sia finito dopo quanto accaduto ieri ad Anthoine Hubert.

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Una morte che ha colpito profondamente l’australiano, considerando che il pilota francese faceva parte del programma junior della Renault, situazione che lo portava a condividere spesso il box con l’ex Red Bull. Una domenica complicata, che avrebbe potuto non veder scendere in pista Ricciardo, ravvedutosi per spirito professionale: “sono contento che oggi sia finita, so benissimo che il modo migliore per onorare Anthoine sia stato correre oggi, ma penso che nessuno di noi volesse davvero scendere in pista. O meglio, parlo per me stesso, ma sono sicuro di non essere stato l’unico a provare certi sentimenti. Molte persone del paddock sono state male ieri. Ieri sera ero assolutamente convinto di non correre oggi. Ti domandi se davvero ne vale la pena: è una domanda tanto semplice, quanto onesta. Poi ragioni e pensi che correre è il nostro lavoro, la nostra vita. Vedere la famiglia Hubert qui è ciò che mi ha dato più coraggio oggi: hanno mostrato una forza interiore sorprendente. Non posso che togliermi il cappello perché non potevo immaginare di trovarmi nella loro situazione“.