Zapata
Lapresse

L’attaccante dell’Atalanta ha parlato della sua infanzia e del suo futuro, sottolineando di voler rimanere in nerazzurro a lungo

La sua infanzia non è stata semplice, tanti sacrifici in Colombia per poter costruirsi un percorso nel calcio. Duvan Zapata ce l’ha fatta, adesso segna e trascina l’Atalanta, ma non dimentica i sacrifici di un tempo.

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Intervistato ai microfoni di Tuttosport, l’attaccante nerazzurro rivela: “volevo diventare un calciatore famoso per comprarmi una Playstation. Solo dopo ho cominciato a pensare a una bella macchina, una bella casa. In quel momento sognavo solo la Playstation. Sono arrivato lo stesso anno di Higuain al Napoli, sapevo che avrei fatto la riserva. È stato uno spettacolo allenarsi con lui, una lezione di calcio continua. Due anni a Udine, belli, tranne per un problema al quadricipite. Alla Samp sono stato dieci mesi, una stagione difficile perché sono arrivato l’ultimo giorno di mercato. L’Atalanta? Non avevo mai fatto e non avevo mai visto una preparazione così pesante. C’erano momenti in cui pensavo: no, non ce la faccio, non ce la posso fare. Trenta secondi e ripartivo. Lavoriamo per un solo obiettivo: essere protagonisti. Il mio obiettivo? Migliorarmi continuamente e fare più gol possibili. Dove posso migliorare? Tecnicamente in tutto, lavoro ogni giorno per crescere. Gasperini è un grande, uno con cui è un piacere lavorare, anche se ti fa faticare tantissimo“.

Zapata
Fabio Rossi/LaPresse

Sul futuro, Zapata non ha dubbi: “non ci penso assolutamente a lasciare Bergamo. Nel calcio, come nella vita, non sai mai qual è il futuro. Ma ora penso solo a fare il massimo per l’Atalanta. Razzismo? A me in campo e fuori non è mai accaduto nulla, fortunatamente. Però non credo assolutamente che in Italia ci sia il razzismo. Ci sono alcuni che sbagliano, ma sarebbe sbagliato anche generalizzare“.