(AdnKronos) – A riguardo, è stato fatto presente come il settore della raffinazione abbia già avviato la propria evoluzione per ridurre sensibilmente il proprio carbon footprint, come dimostrato da molti progetti in corso che potranno essere sviluppati solo in presenza di un quadro normativo che non scoraggi tali investimenti.
I combustibili liquidi continueranno infatti a svolgere un ruolo importante nei diversi settori dei trasporti per decenni e dunque penalizzare l’evoluzione di tali combustibili verso tecnologie a basse o zero emissioni di carbonio, attraverso una trasformazione dell’attività delle raffinerie, metterebbe a rischio la sicurezza energetica dell’Europa. Solo con un approccio finanziario basato sui principi di neutralità tecnologica, efficacia dei costi e libera concorrenza si potrà sbloccare il potenziale tecnologico di tutto il mondo produttivo, compreso quello petrolifero.
In sintesi, secondo Up, “è fondamentale che si adotti un approccio inclusivo verso le diverse tecnologie; le classificazioni si basino sul potenziale di riduzione delle emissioni dei progetti di investimento e non su classi generiche, in modo da evitare a priori di giudicare determinate attività o interi settori come “non sostenibili”; ogni progetto venga valutato su base individuale, considerando l’aderenza agli obiettivi generali del regolamento; non si blocchino progetti promettenti, come ad esempio la Ccs (Cattura e stoccaggio della CO2) che potrebbe dare un contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici”.