(AdnKronos) – Ed è alla luce di questa impostazione che la società toscana è stata fra le prime in Italia a ottenere la certificazione B Corp, un riconoscimento che si ottiene da un associazione no profit, chiamata B Lab, che misura l’impatto sociale e ambientale attraverso uno strumento di misurazione chiamato ‘Benefit impact assessment’ (Bia).
Mercati ricorda di avere “sentito parlare di B Corp già nel 2015 da Paolo Di Cesare, di Nativa” ma anche se allora non sentivo il bisogno di ‘greenwashing’, percepivo come questo approccio fosse già nelle nostre corde”. Poi quando a fine 2015 fu varata la norma sulle Società Benefit, una nuova forma giuridica di impresa che punta ad allineare la missione e creare valore condiviso nel lungo termine, “le cose sono cambiate: a quel punto abbiamo deciso di cambiare tutte le nostre società, cambiando lo statuto in maniera tale che questa idea di certificazione diventi un vincolo per gli amministratori di oggi e di domani”.
Con la certificazione B Corp Aboca “ha compiuto un passaggio essenziale: da li’ in avanti siamo entrati a pieno titolo in questo movimento” che punta a cambiare il modo di fare impresa. E non si tratta – sottolinea Mercati – solo di operazioni di facciata o strategie di comunicazione: “Anzi, anche se dal punto di vista del marketing è un asset, siamo comunque abbastanza restii a farne una leva. In realtà si tratta di passare ai fatti: più che concentrarsi sul bollino B Corp si tratta soprattutto di conquistare la fiducia dei consumatori, che diventano così ‘parte dell’azienda’ “.