Milano, 3 ago. (AdnKronos) – Ora che Progetto Italia è stato concepito e ha ricevuto il via libera della Cdp, ‘braccio operativo’ del Mef che gestisce i soldi del risparmio postale, il Governo non deve dimenticarsi del settore delle costruzioni vero e proprio, quello fatto da centinaia di piccole e medie imprese che da undici anni faticano a uscire da una crisi senza precedenti. “Serve un piano industriale nazionale per l’edilizia”, spiega all’ Adnkronos Antonio Mattio, presidente del Collegio costruttori edili di Torino. Lungi dal mettere Salini Impregilo nel mirino (“ci mancherebbe), l’operazione, a suo dire, “rischia di essere una pezza che non coprirà il buco e tra qualche anno potremmo essere di nuovo qui a parlare della situazione senza aver risolto un problema”.
Il problema riguarda il settore dell’edilizia e delle costruzioni, ancora in una fase di stagnazione dopo i 620mila posti di lavoro persi dall’inizio della crisi (dati Ance). “Il Governo deve prendere atto che dopo 11 anni c’è ancora crisi in un settore che dà lavoro a chi vive sul territorio”. E Salini Impregilo, che fattura oltre il 90% all’estero, è in fondo marginale se si vogliono rimettere in sesto le sorti degli addetti ai lavori italiani. Quello che spiace a Mattio è che “le imprese dell’edilizia, quando sono andate in difficoltà, hanno preso i risparmi e li hanno messi in azienda, non c’è stata la Cdp a intervenire”.