Roma, 14 ago. (AdnKronos) – Votare il taglio del numero dei parlamentari in questa fase “presenta aspetti problematici sia dal punto di vista tecnico che da quello istituzionale”. Lo dice all’Adnkronos il giurista Cesare Mirabelli, già vice presidente del Csm e presidente della Corte Costituzionale, in relazione all’intreccio tra e il rilancio effettuato ieri al Senato dal vice premier Matteo Salvini all’indirizzo dei Cinque Stelle sul tema delle riforme.
“Sotto il primo profilo – spiega – se il governo si dimette (cosa che non è accaduta) l’attività parlamentare si blocca”. In ogni caso, una riforma costituzionale come questa è soggetta, in mancanza del quorum richiesto, a un possibile referendum e quindi “in caso di elezioni, il nuovo Parlamento quale forza avrebbe se poi la consultazione confermasse la riforma con il taglio del numero dei parlamentari? Sarebbe ‘azzoppato’… Anzi, sarebbe quasi una causa di scioglimento”.
“In secondo luogo -prosegue- sotto il profilo istituzionale: è opportuna una modifica della Costituzione quando la legislatura è alla fine dei suoi giorni? La Costituzione, quando la si ritocca o la si modifica, va rispettata sempre. Quindi, la revisione andrebbe fatta quando il Parlamento è nel pieno della sua forza politica. Credo quindi che ciò determinerebbe un intervento del Quirinale, garante delle istituzioni. Il potere di rinvio delle leggi alle Camere può essere esercitato anche per le leggi di revisione costituzionali? Io ritengo di sì, perché in ipotesi non si possono mai escludere revisioni costituzionali liberticide, rispetto alle quali il Presidente per forza dovrebbe intervenire…”.

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