Roma, 28 ago. (AdnKronos) – Per il presidente emerito dell’Institut Jacques Delors su questo tema “ci sono tre dimensioni per affrontare il nocciolo del problema attuale: c’è la dimensione geostrategica, quella economica e quella psicologica. La dimensione geostrategica – sottolinea Lamy – vede la rivalità tra gli Stati Uniti e la Cina, una rivalità che non nasce oggi ma trent’anni fa. Ultimamente il quadro è cambiato”.
Finora, osserva l’ex direttore generale del Wto dal 2005 al 2013, “eravamo in un approccio alla Kissinger (l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger ndr) nel senso che finora per gli Stati Uniti la Cina veniva considerata una grande potenza, che poteva influenzare gli interessi degli Stati Uniti, ma che si poteva gestire con il dialogo e i sistemi di regole”.
Oggi, spiega, “non è il presidente Donald Trump che fa cambiare il paradigma ma c’è un consensus politico a Washington che dice che oggi la Cina è una minaccia per gli Stati Uniti e che c’è una finestra di opportunità da utilizzare per fare in modo che la minaccia scompaia. Quindi siamo passati dal ‘containment’ al ‘push back’. Questa è la realtà geostrategica e politica che bisogna avere in mente, Trump o non Trump. E questa realtà ovviamente crea problemi consistenti all’Ue dal punto di vista geostrategico in questo momento”.