Dalla morte di Lambrecht al poco rispetto in gruppo, Nibali pungente: “una volta prendevamo schiaffoni, oggi…”

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Il corridore della Bahrain-Merida ha parlato della morte di Lambrecht soffermandosi anche su altri temi legati al ciclismo

La morte di Bjorg Lambrecht ha sconvolto il ciclismo e il mondo dello sport in generale, riaprendo il dibattito sui rischi che i corridori affrontano di tappa in tappa.

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Una questione che sta a cuore soprattutto a Vincenzo Nibali, che ne ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport: “non abbiamo protezioni, come se fossimo ‘nudi’ davanti ai tantissimi pericoli della strada. L’unica è il caschetto. Ho saputo della morte di Lambrecht a casa, sono rimasto sconcertato. Eravamo assieme al Giro dei Paesi Baschi 2018. Io andavo piano. Non avevo recuperato dagli sforzi del Fiandre. E c’era questo ragazzo che tirava fortissimo, metteva in fila in gruppo. Faccio al d.s. Pellizotti ‘Ma chi è?’. ‘Lambrecht’. ‘Per come vai, sembri una Lambretta’. Avevamo scherzato così. Aveva sorriso e forse aveva capito, chissà. Il problema è che noi corriamo su strade aperte, di tutti i giorni. Semmai, siamo più simili ai rallisti. Siamo più soggetti agli imprevisti. Anche in salita, dico al pubblico di non chiuderci la strada, di lasciarci spazio. Non vediamo. In certe situazioni siamo al buio, cercando di rimanere il più possibile a centro strada. Per gli organizzatori, mettere tutto in sicurezza non è per niente semplice“.

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Nibali poi ha ripreso le parole di Formolo, che aveva sottolineato come in gruppo ormai si vada a velocità supersonica: “a mio modo di vedere manca quel senso di rispetto tra gli atleti. In passato non era così. Se quando sono passato pro’, nel 2005, non stavo attento, prendevo degli schiaffoni. Ma schiaffi veri, tipo scappellotti. Quelli più in forze li davano a chi era più esuberante. Oggi non si può, se ti filmano con un telefonino o con la telecamera ti cacciano. Il gruppo va veloce, forte. Sempre di più. Una disattenzione, una frenata un po’ più lunga, un po’ più corta. Una scivolata, e non ci puoi far niente. Alcuni rischi sono connaturati al ciclismo che non è uno sport facile. Al contrario è uno sport duro, che non perdona. E se sbagli le conseguenze possono essere piccole o grandi. Di sicuro ci vuole maggiore attenzione. Fare una volata a cento chilometri dall’arrivo quando la strada si restringe… Non ci sta. Non si ha paura, ma bisogna avere l’esperienza per muoversi nel modo giusto. Specie quando non si conosce bene il percorso. I rischi non potranno mai essere eliminati. Ma cercare di ridurli è un dovere. Di tutti“.

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About Ernesto Branca (29584 Articles)
Nato a Reggio Calabria il 6 ottobre 1989, è un appasionato di sport. Laureato nel 2015 in Giurisprudenza, scrive per SportFair dal 2015.


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