Milano, 29 ago. (AdnKronos) – (di Antonietta Ferrante) – “Spero di dare presto una degna sepoltura a mia sorella Imane. E’ un desiderio dell’intera famiglia. A sei mesi dalla sua morte, ancora avvolta dal mistero, vogliamo solo che abbia pace”. A parlare all’Adnkronos è Tarik Fadil, fratello della giovane testimone dei processi Ruby contro Silvio Berlusconi deceduta lo scorso 1 marzo all’Humanitas di Rozzano, dopo un mese di agonia in ospedale. Parole pronunciate a sei mesi dalla morte della 34enne ex modella e quando mancano ancora i risultati ufficiali dell’autopsia.
A inizio luglio, secondo le indiscrezioni raccolte dall’Adnkronos, nella relazione degli esperti non emergeva nessuna evidenza sull’ipotesi di avvelenamento, il primo di una serie di sospetti che avevano acceso l’attenzione sul caso, su cui indaga il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e i pm Luca Gaglio e Antonia Pavan. “Non ci sono elementi a supporto di ipotesi di morte non naturale”, la frase attribuibile a chi sta limando la relazione da consegnare in procura. Esami a cui partecipa anche il consulente della famiglia assistita dall’avvocato Mirko Mazzali. Dallo scorso marzo, quello che è certo, è che sono state escluse più cause del decesso: scartata subito l’idea di una morte legata a sostanze radioattive, dalla perizia collegiale “non ci sarebbero risultanze indicative di avvenuto avvelenamento”.