Automobilismo: due palermitani al Mongol Rally, oltre 11 mila km in tre settimane (3)

(AdnKronos) – Ecco l’itinerario seguito dal team di Unni City: Cuneo-Milano-Praga-Budapest-Romania, “dove abbiamo percorso Transfagaran, la strada più bella del mondo, una strada di montagna che la notte è chiusa”, e ancora la Transilvania, Bulgaria, Istanbul. Qui, entra in scena ‘Per esempio onlus’ di Palermo. E’ stato organizzato con Small project Istanbul che si occupa dei siriani scappati dalla guerra. “Abbiamo chiesto ai bambini, i piccoli rifugiati, di disegnare su un foglio dove desiderano vivere – racconta Marco Miceli – un bambino ha disegnato ad esempio la Tour Eiffel, a Parigi, senza esserci mai stato”. “E’ stata una esperienza fortissima – dicono – da lì siamo andati nella parte più selvaggia della Turchia, in Cappadocia, con le mongolfiere” e da “l è iniziata la vera avventura con il Mongol Rally”.
Il team non è riuscito a entrare a Teheran “Non eravamo autorizzati a entrare da nessuna parte”, dicono. La temperatura sfiorava i 52 gradi, “con la macchina senza aria condizionata e la notte passata in macchina”, oltre a due notti passate all’addiaccio in Iran, Zanjan, prima di Teheran. In Turkmenistan “c’è stata gente che si è tolta il pane di bocca per darci da mangiare, ci hanno regalato del pane”, dice Marco Miceli. “Laddove avevamo bisogno di aiuto abbiamo sempre trovato qualcuno” e raccontano: “in Iran, un tassista ci ha fatto dormire a casa sua”. “L’unico paese meno ospitale è il Turkmenistan”, dicono.
Superato l’Iran c’è la ‘Porta dell’inferno’, in Turkmenistan, verso Uzbekistan, “Ti danno un gps, un transponder che devi restituire entro 5 giorni”. Ovviamente niente social, niente internet. Il buio comunicativo. Con difficoltà il team arriva a Samarcanda. “Da lì entriamo nel Pamir, per attraversarlo ci abbiamo messo 4 giorni – dicono – a 4.000 metri di altezza, con temperature a sotto zero, dormivamo a casa delle persone. Tutto il Pamir zona indipendente, da lì in Kirghistan, dove è c’è stato un colpo dio Stato”.Nel frattempo la macchina ha un guasto importante. “A Osh abbiamo lasciato la macchina, e in cambio di una notte abbiamo regalato una tenda e mezzi”. “Fino a due ore prima della partenza dell’aereo da Osh, la dogana ci ha detto che non potevamo partire perché non potevano lasciare la macchina lì”, ricordano. Poi il problema è stato risolto, grazie all’ambasciata. In tutto il team ha percorso 11.200 km sui 15.000 totali.